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our Summer of Love

Casa di Ringhiera - Our summer of Love - ciao siamo in ferie

Cari frequentatori abituali (e non) di Casa di Ringhiera, è arrivato il momento (anche per noi) di andare in vacanza, o almeno qualcosa di molto simile all’idea di vacanza. Che per me, in questo momento, significa mare sole sabbia musica erba sotto i piedi e sigarette in piena notte e nessun vestito oltre al costume da bagno. Niente computer né mail né messaggi di lavoro. Ci si rivede a fine agosto. Sotto un qualche acquazzone di fine estate. Baci. [Ovviamente stiamo già lavorando a un nuovo progetto. Ve ne parleremo al nostro rientro. Siamo certi che vi piacerà].

John Cheever e i terribili miracoli della scrittura

  «A volte periodi tristi, a volte allegri. Temporali. Natale.» Vi consiglio di non leggere Cronache della famiglia Wapshot (che si pronuncia «Uapsciat, con un suono catarroso», lo dice lui, non io) in treno. Potreste iniziare a ridere e non smetterla più, piangere come bambini oppure restare imbambolati a fissare il vuoto per un po’. Questo è l’effetto provocato da Cheever, il grande pregio della sua scrittura, un po’ di sana umanità. Umanità nel senso di qualcosa che ha come caratteri tipici la fragilità, la precarietà, la franchezza, l’allegria, la disperazione, l’imperfezione. Umanità per indicare un soggetto che vive e un giorno muore, umanità in senso biologico, ontologico, esistenziale. La compostezza smodata della scrittura di Cheever è anche il suo mana, il mezzo di connessione tra il mondo dei vivi e quello dei morti o degli immortali, l’afflato magico che lo conduce agli dei e lo salva da se stesso. – «Rosalie Young, sconosciuta agli Wapshot quanto voi lo siete a me» – «Non è certo colpa mia se il New England è zeppo di …

“Fuck Me” – by Josh Kern

“Fuck Me” – by Josh Kern

  200 pagine di fotografie e appunti Qualche tempo fa mi sono imbattuta in un autoritratto allo specchio di questo giovane e talentuoso fotografo tedesco. La foto, in sé e per sé, è molto simile a tante altre che si vedono in giro. Ma poi si guardano le altre sue foto. E ci si accorge che tutte (o quasi) compongono un diario, visivo, di un ex-adolescente che piano sta entrando nell’età adulta. Nelle altre foto ci sono i suoi amici di sempre, la sua fidanzata (o almeno credo), i suoi momenti in bilico di quell’età incerta. Sperduta e arrogante. Ma più di ogni altra cosa, nelle sue foto, ci sono i sentimenti. C’è il suo punto di vista, a volte vulnerabile a volte cazzone. C’è lui, con tutta la sua passione quella che si ha in quel momento preciso della propria vita, che racconta per filo e per segno gli attimi, i suoi, quelli che alla fine sommati uno dopo l’altro compongono le esistenze. Non sono attimi significativi, presi uno per uno. Non lo sono …

French Wine – mi sono fatta un giro tra le foto di Alessandro Vullo

French Wine è un documentario che racconta la vita di un gruppo di lavoratori stagionali durante il periodo dei raccolti e della vendemmia nel Sud Ovest della Francia.  Ho con me due fotocamere, una Mamiya 645 con Kodak Portra 400 e fuji proH 400 e una Nikon FM con Fuji Superia 200 e 400. Alla fine dello scorso Agosto mi reco ad Agen, una cittadina situata 100 km a nord di Tolouse, dove un amico mi introduce nella comunità anarchica di Bon Encontre.  Da qui parte il mio viaggio, prima attraverso la valle del Lot, poi nella regione di Bordeaux, fino alle spiagge dell’Oceano Atlantico.  Il gruppo è eterogeneo: Italiani, Spagnoli, Francesi, Punk dalla repubblica Ceca, persino qualche Sudamericano. Gente di ogni età, in gruppo o solitari, veterani o alla prima esperienza. Ho vissuto e lavorato con loro. Abbiamo condiviso la fatica, il cibo, il fuoco e il vino. Mi sono guadagnato la fiducia di queste persone, diventando parte della quotidianità della loro famiglia allargata, della loro tribù. In questo mondo Libertà e Sacrificio sono indissolubilmente …

[Skate or Die] – Mi sono fatta un giro tra le foto di Alexander Gonzales Delgado

Skate or Die.   E così, improvvisamente, sono seduta sulla panca dell’Happy Days. Sono gli anni ’90. Estate. Ho qualcosa come tredici o quattordici anni. Ho le Converse nere poggiate sul grip di una tavola verde fluo con teschio nero e minuscoli fiorellini bianchi, della Vision. Skateboard sul quale ho investito tutti i miei risparmi in anni di comunioni cresime e compleanni.     Léon, Chix e Fabio stanno facendo le loro acrobazie, saltando sulle gradinate della piazzetta. Io me ne sto lì ferma, a guardarli andare su e giù. Quello che vorrei, più di ogni altra cosa vorrei, è andare da loro e dirgli quanto mi piacerebbe fare qualche trick insieme. Ma invece, invece, sono inchiodata dalla timidezza, mentre fingo di divertirmi a guardare. Guardare e basta.     Poi ecco. Léon che scivola rovinando accanto a me. Un sorriso da parte mia. Una risata di rimando da parte sua. Lui che mi allunga la mano, vuole che l’aiuti a rialzarsi. E così faccio. Il cuore a mille. Lui che si guarda il ginocchio …