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Arte Fotografia

Sono alla fine del mondo e ti aspetto – L’amore (in)compiuto nelle foto di Lulù Withheld e Carver77.

“Metti insieme due persone che insieme non sono mai state; a volte il mondo cambia, a volte no. Può darsi che si schiantino e prendano fuoco, o prendano fuoco e poi si schiantino. Ma a volte, invece, ne nasce qualcosa di nuovo, e allora il mondo cambia”.

Sono alla fine del mondo. E ti aspetto. è un progetto fotografico di Lulù Withheld e Carver77, presentato all’edizione bolognese di Paratissima, la scorsa primavera. Una serie di fotografie, fotogrammi che si dispiegano uno dopo l’altro a creare un racconto di suggestioni vagamente oniriche, perse nei toni cupi e rarefatti del rosso e del blu.

Sono alla fine del mondo. E ti aspetto. [Lulu Withheld // Carver]
> Credo di avere vissuto troppo a lungo da non credere che questa non sia una bugia. So che i tuoi occhi hanno la dolcezza delle cose perdute, ma io non mi farò guardare da te.
Sono alla fine del mondo. E ti aspetto. [Lulu Withheld // Carver]
:: Cos’è quest’ombra sul tuo cuore baby? O è sul mio cuore. Sui miei occhi. È me stesso che vedo? Credevo di avere raggiunto qualcosa, una certa consapevolezza, ma mi ero solamente messo in salvo. E tu l’hai scoperto. Essere in salvo continuo a pensare. In alto mare continuo a pensare…

Due individui, Lulù e Carver, che si sono trovati una notte di pioggia e, mescolando insieme loro immagini e parole, sono riusciti a creare un racconto intimo, passionale e intenso come solo certe storie nell’oscurità possono essere. Una storia d’amore. Una possibile, tra le cose perdute. Insieme delineano un percorso che non è solo visivo. Non più. Si guardano senza incontrarsi, si sfiorano senza toccarsi e le parole corrono veloci sullo schermo opalescente che illumina queste anime ardenti e desolate.

“…alla fine del mondo vorrei trovarti”.

Chiusa nelle loro stanze segrete, la carne vibra, viva e piena. Il pensiero scorre lungo i confini di un desiderio malcelato che affiora nell’oscurità, in una stanza senza pareti, dove cerca di fare entrare anche solo una Speranza.

“Ci fosse una porta saprei da dove entrare. Saprei anche come uscire, se ne sentissi la necessità”

Sono alla fine del mondo. E ti aspetto. [Lulu Withheld // Carver]
> Qualcosa come un pensiero sfugge al pensiero. Ma non puoi toccarmi. La mia tristezza ti contagerebbe.

È il desiderio che preme e spinge e preme e spinge, quella fottuta paura di andare oltre, scivolare in quell’oltre, entrare per davvero in quella stanza e perdersi, ritrovandosi.
Ritrovandosi.
Là dentro, dove quello struggimento s’infiamma, si percepisce vivo e vivido nella sequenza -seppur breve – di immagini, un personalissimo assedio che vince su tutto.

Un legame tra due solitudini che si cercano solo in apparenza, attraverso una danza di carne e suppliche. Perchè tra loro la paura si traveste d’audacia ma poi desiste, vinta, alle prime luci del giorno. Incalza, freme, muore. Come l’amore.

Sono alla fine del mondo. E ti aspetto. [Lulu Withheld // Carver]
Desperate in my sleep / Like I’d lost something / When I woke I found / It was just a dream / Dusk was coming down / The house make no sound

Un progetto fatto sì di immagini ma soprattutto di sensazioni che si rincorrono e si fanno complementari, tracciano linee lungo i bordi, fuori fuoco solo apparentemente: è nei particolari che si compie il destino di un desiderio intimo e inquieto e solo per un attimo che viene condiviso. Si sfiorano i due protagonisti in questa notte fatta di sensazioni, immagini e porte che sbattono e si chiudono alle spalle.

Sono alla fine del mondo. E ti aspetto. [Lulu Withheld // Carver]
:: Non riesco a raggiungerti, ad attraversare il Giorno.

E poi i silenzi lunghi, silenzi che perdurano e perpetuano la solitudine di due anime inquiete lungo i confini di un desiderio che non vuole prendere altra forma se non la malinconia.
Una storia triste, questa, dai colori cupi e forti, il rosso e il blu dominano la narrazione visiva come in un sogno lynchiano che suggerisce e confonde, rivelando una passione tragica che si dischiude al crepuscolo e sembra esplodere nel rosso acceso di un bagno. Avvolgente. Sinuoso. Oscuro e perturbante.

Sono alla fine del mondo. E ti aspetto. [Lulu Withheld // Carver]
Come back home Suzanne / Come and make it ok / It was simple dream I know / But it won’t go away / It was simple dream I know / But it won’t go away

Il colore ritma la sequenza: dal rosso al blu, dal blu al rosso. A volte sembrano solo accenni di colore, sospesi. Simulacri di quel desiderio ancora incompiuto: il rosso sfacciato che punge lo sguardo, scalda, invita e quel malinconico blu in cui Carver sprofonda, così corposo che pare di toccarlo con le dita.

Sono alla fine del mondo. E ti aspetto. [Lulu Withheld // Carver]
:: Piove anche qui, sotto questa doccia. Dimmi chi sei tu perché chi sono io lo so già.
Io sono alla Fine del Mondo. Il mio di mondo, e qui non si respira.

Atmosfere cupe, drammatiche, inquiete come il carattere dei protagonisti di un film immaginario che sembrano perdersi e forse si rincorrono senza cercarsi mai veramente.
La tensione è rivolta verso l’interno e implode inesorabilmente, ecco perchè riesce perfettamente questo incastro di sequenze e sensazioni. Tutto accade a livello interiore. Per i due protagonisti, per lo spettatore.

La luce che segue il ritmo delle parole che i due, a stento o di getto, si scambiano e crea quel movimento impercettibile verso l’epilogo.
Una combinazione perfetta che, attraverso lo scorrere cadenzato di pochi semplici scatti, mette in scena un’idea dell’amore. Quello ti coglie impreparato, nella notte scura, dove non riesci a vedere e senti, senti sulla pelle, lo senti scorrere nelle vene e ancora no, non basta.

Sono alla fine del mondo. E ti aspetto. [Lulu Withheld // Carver]
:: Vorrei poterti toccare… ti immagino… l’acqua che ti scivola addosso. E vorrei, mioddio, se lo voglio, vorrei che tutto si fermasse così da potere respirare da riprendere a respirare per davvero e poterti toccare, adesso.

Un brevissimo viaggio intenso e rarefatto avvinto in una sequenza ritmata dal battito di un cuore che pulsa tra le dita, sulle labbra, lungo la pelle di corpi brucianti, loro malgrado.
Il dialogo in sottofondo, una sequenza sincopata che spinge a far resistenza.
Le inquietudini emergono poi sempre nei dettagli. Crudeli. Entrano in quelli e li abitano totalmente. Diventano quello e solo quello, per questo i protagonisti non s’incontrano, non si possono incontrare, se non in un pensiero fugace e devastante. Una notte.

Sono alla fine del mondo. E ti aspetto. [Lulu Withheld // Carver]
> Piove. qui. Tu puoi mostrarmi le mie labbra quando stanno per dire Ti Amo. So come si dice, ma l’ho dimenticato

Smaniosi e malinconici, sono corpi che vivono una tensione continua verso qualcosa che non si realizza mai, non si realizzerà mai. Per caso, per volontà, corpo e mente che si affannano e fremono permettendo loro di dare una forma compiuta a quel loro desiderio che viene piuttosto sublimato e celebrato come estremo atto creativo.

Sono alla fine del mondo. E ti aspetto. [Lulu Withheld // Carver]
:: Eccomi. Lasciami entrare.

La tensione dei due corpi, il desiderio l’amore e la paura che non possono vivere il momento, la nostalgia che impregna ogni momento prima di venire veramente vissuto, così necessariamente la loro storia si dissolve nel Blu di una notte che sta per finire e sfuma nel giorno. L’alba. Che ogni cosa si riprende.
In un attimo, tutto accade. Tutto si perde.

Sono alla fine del mondo. E ti aspetto. [Lulu Withheld // Carver]
> È solo che tu non vuoi saperne di abbandonare la tua Fine del Mondo. Questa mattina mi sono girata per vedere se tu c’eri ancora, ma tu non c’eri già più. L’attimo era scomparso. È così che scompaiono gli attimi. In un batter di ciglia, scompaiono. Come l’amore.

Un attimo fugace che diventa il prima e il dopo e il durante di questa storia struggente e che proprio nella sospensione trova infine il suo compimento.
Ha bisogno della mancanza dell’altro, una conditio sine qua non per continuare a vivere. Per compiere ognuno dentro di sé quello che l’altro da sé non può dare.

Sono alla fine del mondo. E ti aspetto. [Lulu Withheld // Carver]
> Ti ho aspettato. Ma tu non sei venuto. Poi ho visto la tua foto e, sai, ho capito tutto. Una sensazione, una cosa che già sapevo ma non credevo di ricordarla. Una solitudine senza fine. Tu, dimmi, tu riesci a vedermi?

Non ha veramente importanza che i due protagonisti si siano sfiorati davvero: Lulù e Carver incidono nella notte una storia bellissima. D’amore.

“Voglio vedere, fatemi sentire che non è solo un sogno.

Voglio vedere, fatemi vedere dove siete, esistete davvero?“