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Little Stone: le sfumature del bianco e del nero


C’è chi si accontenta del luogo dove nasce, delle abitudini, dei luoghi comuni e delle piccole cose che fanno della quotidianità un luogo sicuro. C’è invece chi non si sente al sicuro nella comfort zone e si sente soffocare nei piccoli paesi di provincia, pur amandoli per la loro bellezza e unicità. Little Stone (nome d’arte di Sara Barberio) appartiene a questi ultimi sognatori e amanti disperati del disequilibrio. 

Foto di Luca Pusceddu

Giovane cantautrice di Sarroch, un paese in provincia di Cagliari, ormai un paio di anni fa, decise di lasciarsi alle spalle la sua isola per andare a trovare la sua strada a Dublino. Sebbene due isole con in comune una simile tradizione musicale antica, le differenze tra le due culture si sono fatte sentire. “Il trasferimento a Dublino ha avuto un impatto decisamente emozionante”, dice l’artista. Descrive il cambiamento dal suo paese d’origine alla capitale irlandese come uno salto eccitante, pieno di adrenalina ma anche spaventoso. I tempi frenetici della città l’hanno travolta fin dal primo istante, eppure si è sentita abbracciata dal calore irlandese.

Ha sentito fin da subito una connessione col luogo, come se avesse già vissuto lì in una vita passata. Aveva deciso di andare dove il vento l’avrebbe portata ed ecco che il suo vento, quello di cui parla il suo brano Where the Wind Takes, l’ha portata lì, in quella caratteristica città pulsante di musica che le sta dando tutto ciò che non si sarebbe mai aspettata: persone stimolanti, nuovi punti di vista, consapevolezza di sé e apertura mentale.

Where the Wind Takes è la canzone che ha scritto che più le sta a cuore, un pezzo di ciò che era a casa e che ora non è più, forse. Forse non è cambiata lei ma il suo modo di vedersi. La scrisse nel 2017 come sfogo, con il sentimento di chi desidera di più dalla vita ma non sa che forma, colore, nome dare a questo “di più”.

Questa canzone parla di futuro, incertezze e desideri, voglia di crescere e vivere a pieno ogni opportunità, aspettare qualcosa di nuovo e farsi portare dal vento altrove, dove è giusto che sia. A un certo punto questo pezzo risultò essere un peso, un sogno abbandonato o una disfatta personale. La canzone era lì, piena di speranze e nostalgia di un futuro che tardava ad arrivare, e lei di fronte, in balia della sua voglia di scappare e andare altrove per far sentire la propria voce ed essere capita. 

“Scratch my skin 

To see the truth 

Blow all the leaves on me 

And show what’s your way”

                      – Out of Breath

“Era un lunedì, andai al Whelan’s per un open-mic. Sentivo che era arrivato il momento di entrare in contatto con la realtà dublinese e far sentire la mia voce. Nel chiacchiericcio lieve sistemai il microfono e accompagnandomi con la mia chitarra iniziai a cantare. Diversamente dal solito non mi estraniai nel mio mondo. Sentivo di essere capita, sia perché le parole in inglese del mio pezzo venivano recepite al volo dal pubblico, sia perché chi era lì a sentirmi, era lì per ascoltare attentamente”. Questo il ricordo della prima volta su un palco a Dublino, indimenticabile.

“Il pubblico è sempre in grado di dare emozioni, ognuno può dare una propria interpretazione ai miei pezzi e questa è l’importanza di suonare davanti a un pubblico: l’empatia che si vive in quel momento”. Tra adrenalina, voglia di esprimersi e paura di non essere capita, Little Stone si è pian piano introdotta nel tessuto musicale di Dublino frequentando i pub più conosciuti e farsi conoscere. 

Foto di Ilaria Sponda

Una voce profonda, introversa e al contempo sicura e forte. Il tocco delle sue dita sulle corde della chitarra graffia la pelle di chi ascolta, in silenzio. Non eterea, quanto piuttosto realistica  e immersa nella melanconia, la sua musica si accompagna di metafore e immagini. È il mondo interno che si esteriorizza in fatti e situazioni, è il sentimento che prende forma e diventa quotidiano e universale.

Fortemente autobiografici i brani di Little Stone riconducono difficilmente ad altri artisti. Eppure l’ispirazione arriva da grandi nomi della musica: “Avendo iniziato il mio percorso studiando chitarra, mi sono molto fatta ispirare dalla tecnoca di Kaki King, una chitarrista statunitense fenomenale che sentii a Sarroch. Quello fu il concerto migliore della mia vita. Altri due artisti a cui mi ispiro sono Ben Harper, che mi diede l’input per iniziare a comporre brani miei, Ben Howard e Warpaint. Poi aggiungerei Lisa Hannigan, una delle artiste scoperte a Dublino a cui mi sono più affezionata.”

Out of Breath è il primo brano pubblicato da Little Stone sui propri canali social. Scritto dopo quasi un anno dal trasferimento a Dublino, racconta dell’oppressione di chi si tarpa le ali da sé, schiacciato dai propri limiti e la paura di non farcela. “Come per la maggior parte dei miei pezzi, anche qui il filo logico della composizione si è interrotto a un certo punto, poiché la storia raccontata non appartiene a un solo momento. Essa si costruisce, si stratifica, diventa un intreccio di sentimenti, sensazioni ed episodi sconnessi della vita. La linea base da cui si srotola la matassa si espande sempre di più, finché non sento che il pezzo è pronto a non appartenermi più ed essere ascoltato.”

È un brano violento e aggraziato che vive in uno spazio impercettibile tra i contrasti di luci e ombre.  “La mia musica non la percepisco a colori. La sento  bianca e nera, in continuo movimento e contaminazione tra i due opposti. È nera per la paura e l’incertezza che fanno parte di me. Bianca per la curiosità e l’estroversione che pure mi appartengono.” Little Stone riesce a dipingere il lato più oscuro e quello più luminoso dell’essere umano. Con onestà e trasparenza, con metafore ricche di realismo e pure, scarne. Fragilità e solidità si conciliano nel tocco abrasivo sulle corde e nella voce calda e profonda.