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Parole, opere e mai omissioni – Lettere (poco) ordinarie di Enrico Pantani.

Enrico Pantani è un artista, un illustratore, uno che per caso si laurea nel 2002 in Storia del Teatro francese. Parallelamente inizia a dipingere e disegnare, ad appuntare storie su piccoli blocchetti neri. Lavora per anni chiuso nel suo studio, poi (sempre per caso) inizia ad esporre i suoi lavori in Italia e all’estero. Vive e lavora a Pomarance, un piccolo paese in provincia di Pisa. 

Lo seguo da tempo sui social, lui coi suoi disegnetti a cazzo (cit.), estremi, i personaggi surreali, le scritte irriverenti. Un flusso creativo continuo dallo stile – forse – indefinibile ma inequivocabilmente riconoscibile. 
È difficile, infatti, descrivere quello che esce dalla mente e dalle mani di questo eclettico artista dallo sguardo truce e il pensiero veloce che ogni giorno lascia un segno. Una parola. Un disegno. Su fogli sparsi, quaderni, taccuini e timbrini, shopper e spillette. Piccoli capolavori spiazzanti che sono lì così, nati per Caso, e allora penso che questo Caso è davvero fortunato se in suo nome certa brava gente come il Pantani riesce a creare tutto questo mondo stra-ordinario.

Lui lo fa da anni, e sono parecchi. Sempre sul pezzo – guarda caso –  naturalmente sboccato, un anticristo, un intransigente (cit.). Seriale, implacabile, Enrico Pantani è una sorta di artista-analista-tuttologo-commentatore dell’apparente nulla cosmico che talvolta ci circonda e ci attanaglia. Smonta, ribalta, rimanda. Con quel suo tratto essenziale apparentemente improvvisato, arriva a cogliere il centro di certe questioni contemporanee – e talvolta future – di attualità, politica, società e altre amenità in modo tagliente, quasi chirurgico. Con parole, opere e mai omissioni.

È sempre in grazia di questo famigerato signor Caso che poi centra sempre il segno. Nerissimo. Lo fa anche in quarantena, con una serie di cartoline illustrate per illustri destinatari. Ché lui, mica gliele manda a dire. Le scrive e le dipinge personalmente, una a una, dal suo studio a Pomarance.  È da lì che sono partite come un razzo missile le sue mini-missive, lapidarie, sarcastiche, visionarie in giro per il cosmo dell’internet e pregne di domande, (s)comode verità e profezie dissacranti da un futuro post-quarantena prossimo (e riservatissimo) che come quello del sig. Lapo Elkann – “te non lo sai ancora e non dirlo a tuo fratello“.
Enrico Pantani ne ha per molti, ma non per tutti. 

Si rivolge al signorino Gesù di Nazareth – carissimo – quello famoso e privilegiato, che chissà dove si sarà nascondendo, in questi giorni di assurda quarantena … “mi sembri quasi Di Maio, prima ci sei e ti impegni, poi stai zitto, sei introvabile”. E infatti lo scrive pure al postino, che questo è difficile da trovare. Più facile, invece, recuperare Enrico Mentana, che tanto negli studi de La7 ci dorme pure. O il Paolo Crepet, psicoterapeuta prezzemolino che da tempo immemore giunge nelle case degli italiani attraverso non meglio precisati programmi in diretta, tra drammi famigliari e vip sull’orlo di una crisi di nervi dalla D’Urso. Dedica un messaggio alla Susanna Messaggio – appunto – “che solo a nominarla tutti sarebbero ispirati”. Lui di sicuro, che propone persino un mega tour di Gioca-Jouer perché, come dice saggiamente rivolgendosi a Claudio Cecchetto, la gente vuole sentirsi dire cosa fare. 

Una ristretta, illuminata selezione di destinatari noti scelti forse per le loro memorabili gesta. Passate o future. O magari no, solo per simpatia. Solo per caso. Il suo. 

Se non l’avete già fatto, andate a vederle sul suo Instagram. E seguitelo.

Di Valentina Rinaldi

Silente, con qualcosa da dire.