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Racconti di Ringhiera

La Salvaguardia del Sé

 

foto © Giacomo Fierro

Non penso di essere mai stato pienamente sincero. Non ho mai avuto il coraggio di raccontare la realtà perché confrontarmi con la fantasia era molto più facile. Quando stavo dietro i banchi di scuola credevo a tutto ciò che la maestra diceva, dalla sua bocca le parole risulta- vano molto credibili e io non ero così sveglio da smontarle. Dal giorno in cui le cifre sulla mia torta di compleanno divennero due, qualcosa in me cambiò, una sorta di consapevolezza mi vestì con abiti nuovi, che puzzavano di domande strane, di bugie un po’ meno minuscole, di paure. Quindi man mano che crescevo mi rendevo conto che quei vestiti pesavano e mi cambiavano la forma del corpo, persino la mia mente cominciava a pensare a cose diverse, a cose più tristi; non avevo il privilegio di essere differente, ero proprio come tutti gli altri, solo che non lo sapevo.

Mentre l’adolescenza sfumava via dalla mia vita e la predisposizione all’insi- curezza si stabilizzava all’interno, adop- eravo strategie per modificare un po’ quello che era il mondo reale per trasformarlo in un posto vicino a ciò che da piccolo mi immaginavo. Per esempio io non mi rendevo conto di che tipo di persona stavo diventando, mi accorgevo solo di mutare, e più cambiavo, meno mi ritrovavo negli altri, i cui occhi erano specchi sporchi dove mi ci riflettevo sconfitto.

Fatto sta che le aspettative che gli amici e la famiglia proiettavano su di me, cozzavano inevitabilmente con la mia lenta voglia di fare, perciò mentire era la via più comoda, non così in discesa, ma pur sempre adattabile con il mio stile di vita. Non ero un bugiardo patologico, non inventavo impegni o persone, molto più semplicemente negavo agli altri chi ero veramente. Ero fuggevole. Quando le persone mi chiedevano quotidianamente come stavo, io mentivo. Non era neces- sario guardarmi negli occhi per capirlo, perché di me tutto lo diceva, lo gridavano le mani, la posizione delle braccia, ma allo stesso tempo risultavo illeggibile. Nelle loro vastissime dimensioni, le bugie sono ingoiate per mostrarsi un po’ diversi, un po’ più forti, un po’ meno se stessi, per proteggersi nel migliore dei modi.

Il peggiore, però, era l’autoinganno. Lo infliggevo sul mio corpo, intatto per essersi mostrato così poco, convinto che fingendo forse avrei potuto non pensare allo spazio che lasciavi vuoto, e così le gigantesche illusioni che tenevo per mano mi accompagnavano durante i giorni più scuri. Anche il buio dava questa sensazione e le menzogne erano come lui, ecco perché nascondersi mi riusciva davvero bene. Tu nel nascondino eri abile quanto me, forse un po’ più schietta nell’ammettere i tuoi limiti e nel dichiarare parti di te che ti cucivi addosso per gioco.

Ma adesso che sono grande e continuo a non comprendere bene chi sono, non mi interessa capire perché menti. Preferisco conoscere le cose su cui non dici mai la verità senza che tu mi spieghi niente e, piuttosto che mentirti, regalarti i miei silenzi migliori.

 

La Salvaguardia del Sé – Ada Zegna

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