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Racconti di Ringhiera

La confessione

Bugie e mentire son le cose che faccio più spesso. Non con gli altri ma con me stesso.

Per esempio sto mentendo anche in questo momento e te, cara casadiringhiera, devi perdonarmi.

Dunque sono un auto-mentitore seriale. Di quelli che le cose le han fin troppo chiare e proprio per colpa di questa chiarezza, son costretti a mentire per chiudere gli occhi la sera.

Non faccio male a nessuno. A volte nemmeno a me stesso. Mentire serve. E chi lo nega è ipocrita. Anzi, un bugiardo. Come me.

Ho iniziato quando da piccolo mi costringevano ad andare a confessarmi. Io non avevo nulla da dire al prete. E dopo 5 minuti di “esame di coscienza” decisi che mentire dicendo di aver detto qualche bugia, poteva essere il giusto argomento per impegnare il tempo che va dal preambolo iniziale all’assegnazione della penitenza e del perdono.

Col senno di poi avrei potuto abbracciare il prete come Danielino con don Salvatore Conte e prendermi il perdono in quel modo.

Uno start del genere comunque non avrebbe potuto portarmi da nessun’altra parte se non nell’esatta posizione in cui mi trovo in questo momento. Con la testa che mi dice di fare una cosa e la coscienza che s’oppone negando che si tratti della scelta giusta.

Insomma casadiringhiera, è Lunedì, sono le 12.32 e nel grande libro delle mie bugie sto scrivendo una nuova pagina che condivido con te. “Che culo” dirai te. Bella merda ti rispondo io.

Il delirio è finito. Te sei assolta. Io no… almeno fino al giorno in cui sarò davvero pentito.

L’anonimo D1715

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