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Diari della quarantena

I giorni

In questi giorni in camera mia fluttuano canzoni che stimolano la mente a rimanere tra le nuvole. Immagino questo spazio mentale ritagliato come un lembo della carta da parati della mia stanza che ho sollevato, dietro il quale si scopre una finestra che appaga il mio desiderio di escapismo. 

Qualche giorno fa dalla stessa finestra è trapelata una consapevolezza spaventosa. L’ho guardata al contrario mentre ero distesa sul letto. Dopo che le reti televisive erano tornate unificate per trasmettere il messaggio del Presidente del Consiglio che chiamava questa cosa “pandemia”. L’ho guardata ed era un disegno fatto a matita coi chiaroscuri molto calcati.

Ho avuto paura, ma non paura di essere contagiata, paura delle scatole dentro le quali mi trovo rinchiusa, del fatto che il mio microcosmo emozionale in tempesta è ora contenuto dentro un macrocosmo in tempesta e più collettivo.

Non so quanto siano sagge le priorità delle mie paure, ma da questi due occhi che sono il confine tra me ed il mondo non posso che vedere a modo mio e potrei anche sbagliare.

Dopo che la gente esce sui propri balconi per cantare e ballare insieme sulla città cala un silenzio surreale. Come se adesso ai giorni mancassero delle ore e dopo le diciotto si precipitasse direttamente nella mezzanotte. In quel preciso momento ieri mi è sembrato che la mia ombra proiettata sul marciapiede si sdoppiasse e qualcuno mi seguisse.

Quel silenzio dobbiamo imparare ad ascoltarlo senza paura. E se ci sentiamo soli imparare ad immaginarci dentro il rumore più o meno sommesso delle altre persone che come noi nelle case accanto svolgono le loro attività. Riadattandole dentro un nuovo spazio. In questo momento siamo tutti più simili e vicini, anche se non ci possiamo toccare (ma lo faremo presto).

di Viviana Bonura