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Diari della quarantena

Le finestre di fronte

Ieri sono scesa in cortile. Non l’avevo mai considerato, quel quadrato di cemento dove sono parcheggiate biciclette e monopattini. Mi sono seduta a fumare al sole, ho guardato verso i balconi, verso le finestre di fronte. Sei piani.

In ognuno c’era qualcosa. Scene di vita domestica. Pezzi di giornate da far scorrere. Un’anziana con il grembiule a fiori mescolava una grossa ciotola, lo sguardo rivolto ai fiori.

Al terzo due ragazzi a petto nudo iniziavano i loro esercizi, lo sguardo concentrato ad uno specchio. Nella scala b una giungla di piante copre la visuale, ma si intravede un piccolo tavolo con due sedie pieghevoli, ho immaginato la cena servita lì, guardando verso un orizzonte di persone vive, pulsanti e impaurite quanto noi.

Al primo una madre prende il sole, mentre la figlia impugna un colore e traccia segni su un pezzo di carta. Si sente profumo di cibo, rumori di tavole apparecchiate e scroscio di docce.

Al sesto una donna bionda guarda giù, verso gli altri palazzi nascosti dal verde. Sembra assorta. Il nonno al secondo mi saluta con la mano. “Niente di grave” mi urla scuotendo la testa. Io immagino altre calamità vissute da lui e mi tranquillizzo all’istante. In centro a Milano è così raro avere degli alberi davanti al balcone. Spengo la sigaretta sul muretto, mi metto il mozzicone in tasca. Non sono sola, su ogni ballatoio e davanti ad ogni portafinestra scorre una vita. Sento cantare. Sento litigare.

Se superiamo tutto questo, non saranno più estranei questi miei vicini di casa. Butto il mozzicone nel cestino e risalgo. 

Non ho domande. Ma solo l’assurda presunzione che possa finire presto. Però mi auguro che tutti facciano come me, vivano i balconi e i ballatoi. Ma stiano qui. In casa. 

Ti immagino spaventato e incredulo. Ma solo per un attimo. Poi sono certa che avrai i tuoi balconi da osservare. Le tue finestre da spiare. Le tue vite accanto da accarezzare.

La luce accesa anche di notte. Per le finestre di fronte. Per chi è solo e troverà conforto nella lampadina che pulsa nel buio. 

testo di La Sposa di Carta