All posts tagged: Netflix

Black Mirror: Bandersnatch. Quando giocare a fare Dio è un “trip” che non appaga

[una disguida non convenzionale sull’esperimento interattivo Netflix: dal teorema dell’insoddisfazione al fatalismo 3.0] di Disguido Luciani   – Facciamo che io sono Dio e tu fai tutto quello che dico io? – Ma tutto tutto? – Sì, proprio tutto. Black Mirror: Bandersnatch, l’ultimo esperimento della serie TV britannica targata Netflix, segue lo schema del gioco più vecchio del mondo: uno fa Dio (di solito chi, già da piccolo, palesava accenni di delirio d’onnipotenza o mania del controllo), l’altro la “sua creatura”. Uno il padrone, l’altro il servo; uno il burattinaio, il “puparo”, l’altro il burattino. Il pupo. O, più romanticamente, uno il narratore, l’altro il personaggio. Semplice, no? Già allora, però, se ben ricordate, il gioco non finiva sempre poi così bene. Anzi, diciamo pure che non finiva mai bene.  Il pupo, ad un certo punto (di solito alla prima richiesta “eccessiva”), stanco, si lamentava smettendo di eseguire i comandi. Peggio, si ribellava. E magari iniziava a protestare pretendendo di fare lui Dio. Certe volte, poi, era Dio che si stancava. Ché fare Dio è una …

A, B, C… (a proposito di Maniac)

[a proposito di Maniac di Lulu Withheld – soundtrack: Out of Mind by DIIV] A, B, C. E passa la paura. Nel sogno sto smanettando con un cubo di Rubik, ma non riesco a scrollare bene i cubetti. Ho paura di non terminare il rompicapo per tempo, qualcosa di molto più importante è legato a questo maledetto cubo. Allora ci sono io che cerco di farlo velocemente seguendo il modello, l’algoritmo, che mi hanno insegnato quest’estate, ma nulla… questo cubo che ho in mano, nel sogno, è una cinesata e scrolla male. Ecco che poi il sistema si inceppa. Ecco che poi si inceppa tutto il sogno. Allorché mi sveglio, stamattina, e me lo chiedo eh, se le ho prese nel giusto ordine le pasticchine salvatristezza da viaggione nella mente. L’abc del salvavita. È che io ne ho fatti diversi nella mia vita di viaggioni da ferma, quelli dentro la testa dico. E cazzo Cary Fukunaga ne fa un piccolo capolavoro del viaggio dentro di sé, questo catartico e pazzesco viaggio dell’eroe dentro se stesso …

“Sulla mia pelle”. Purché si guardi, purché se ne parli

[Una dis-guida non convenzionale sul dolore e sulla necessità di una dimensione collettiva, anche da soli] di Disguido Luciani (foto di Rosa Lacavalla) È un luogo speciale quello del Labàs di Bologna. Chi ha vissuto a Bologna lo sa. Un luogo speciale quando lotta per avere una casa per sé. È speciale quando la sua casa la offre. Ancora più speciale quando si fa cinema. E proietta, in barba a chiunque dica no (leggasi “case” di produzione e distribuzione, leggasi Netflix e Lucky Red), Sulla mia pelle, film di Alessio Cremonini sugli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, atteso, qui più che altrove, con aspettative incontrollate e grandi speranze. È un luogo speciale, il Labàs, una casa e una dimensione collettiva. Che tu lo voglia o no, accanto a te c’è una persona, che sia un tuo amico o uno sconosciuto, uno come te. E sicuramente da te diverso. Impegnato, proprio come te, a ritagliarsi il proprio spazio privato senza prescindere dall’altro. Senza prescindere da te.  È un luogo speciale. Dove ti senti parte …

Netflix annuncia la terza e la quarta stagione di Narcos: ecco il video

Netflix ha reso disponibile sulla sua piattaforma la seconda stagione di Narcos solamente dal 2 settembre. Alto è il numero di visualizzazioni della stagione che vede la fine di Pablo Escobar, interpretato da Wagner Moura. Nella giornata di ieri, il colosso delle serie tv ha annunciato di aver ordinato altre due stagioni, ovvero la terza e la quarta, che saranno disponibili rispettivamente dal 2017 e dal 2018. Dopo la morte del re della cocaina, l’attenzione si sposterà dal Cartello di Medellín a quello di Cali, capitanato da Gilberto Rodríguez Orejuela, interpretato da Damian Alcazar (in foto), e suo fratello Miguel. In seguito a questo annuncio, il finale della seconda stagione appare molto più nitido. L’agente Peña, interpretato da Pedro Pascal, si ritrova davanti ad una commissione speciale a parlare proprio del cartello di Cali, nonostante la morte di Escobar. Nell’attesa di ritrovare sugli schermi il duo Peña e Murphy(interpretato da Boyd Holbrook), non ci resta che attendere l’arrivo della prossima terza stagione. Qui sotto il video che annuncia la svolta.

L’amore è una serie tv da dieci episodi

L’amore è quella cosa di cui tutti parlano senza mai capirne nulla. Un insieme di parole che prende forma da una relatività assoluta. Qualcuno lo desidera romantico, qualcun altro lo pretende truce come la lama di un coltello invaso dalla ruggine. Come in qualsiasi altra materia, anche nell’amore esistono riluttanti poli estremi. La sdolcinatezza è quella che va per la maggiore, e a farne le spese sono tutti quei folli osservatori che non possono far altro che star lì a tenere d’occhio le sorti della stronzata del momento, come se fosse una cerimonia kamikaze. Lo scorso 19 febbraio, Netflix ha diffuso la prima stagione di Love, l’ennesima fatica orchestrata da Judd Apatow ma che vede l’implicazione di altri due sceneggiatori, ovvero Paul Rust e Lesley Arfin. Lui è lo stesso Apatow di film che vanno da 40 Anni Vergine (2005) a Un Disastro di Ragazza (2015), e serie tv come Freaks & Geeks e Girls. Un produttore invischiato in un cinema che ha segnato le adolescenze e le post adolescenze di una numerosa schiera di giovani brufolosi figli dei celeberrimi American Pie. Leggendo la …

Odissea Sons of Anarchy

In Sons Of Anarchy ho scoperto un microcosmo che contiene tutto quello di cui siamo fatti. Dai rapporti umani sino alle caratteristiche individuali che ci abitano, facendo una lunga sosta in quello che potremmo definire come lo stereotipo del fuori legge americano, proveniente direttamente dagli scenari western composti da coloro che assalivano i convogli ferroviari nel pieno del deserto rovente. Quando ho visto le sei stagioni disponibili su Netflix — la settima ed ultima stagione è ancora fuori dalla lista, vi consiglio di trovare altre fonti streaming — sono stato subito colpito dal fatto che ai miei occhi si ripresentava l’immagine di qualcosa che avevo rimandato tempo prima per i giorni migliori. Naturalmente, dopo essere rimasto a bocca asciutta con l’ultima puntata di Narcos, qualcosa me la dovevo pur inventare. Quello che offre Netflix in Italia è imbarazzante rispetto a quello che è presente nel catalogo statunitense, ma la cosa non ha destato le mie intenzioni nella ricerca della Serie Tv che avrebbe portato in auge la mia vena di binge watcher. Tra una cosa e l’altra, davanti alla proposta …

Sense8 — I Wachowski regalano poesia

Se qualche tempo fa qualcuno mi avesse chiesto cosa fosse un senziente, con somma sorpresa, avrei detto di non conoscerne l’esistenza. Si dice che l’essere senziente sia il principio fondamentale della conoscenza, alcuni sostengono invece che elementi come acqua e fuoco siano esseri senzienti perchè capaci di impersonare il senso del tatto, o ancora i Buddisti ritengono il senziente un essere formato di pura coscienza…potrei continuare ancora per un po’, rispolverando vecchi libri di filosofia, ma cos’è effettivamente che mi ha colpito di questo argomento, tanto da decidere di scriverne? Il genio di due grandi cineasti: i fratelli Wachowski, noti ai più per essere i genitori di quel masterpiece che è “Matrix”, che hanno deciso di focalizzare le loro spiccate doti di seneggiatori in una serie tv, composta da 12 episodi e prodotta da Netflix, al secolo Sense8. La penna di Lana&Andy scrive la storia di un gruppo di otto persone, o meglio senzienti, strettamente interconnessi tra di loro fisicamente ma ancor più sentimentalmente, seppur dislocati in angoli differenti del globo. Veniamo messi di fronte alla superba poesia dei Wachowski, dal …