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Libro Rotto: intervista a Luca Buoncristiano.

 

 

 

Lasciate che mi presenti. Sono Rotto, Joe Rotto un tipo ricco e di classe, piacere di conoscervi”.

Libro Rotto: intervista a Luca Buoncristiano.

Eccolo, dunque: dopo anni di apparizioni illustrate e caustiche sentenze, Joe Rotto prende fiato, parola e tutta la scena esplodendo nelle 258 pagine del Libro Rotto di Luca Buoncristiano, romanzo edito da El Doctor Sax Beat & Books di Gabriele Nero. E il piacere, davvero, è tutto nostro.

Uno spacciatore di peccati, un dandy nichilista, un manipolatore, un facilitatore. Impeccabile, Joe Rotto non si scompone mai. Piuttosto ricompone i pezzi di un collage pop straordinario, un irresistibile baraccone di ballerine e nani, attori e cantanti celebri masticati e restituiti al pubblico sotto forma di psichedeliche storie umane-troppo-umane che incalzano e disturbano e fanno ridere e fanno riflettere. Parecchio. Carne, nevrosi, dipendenze, ossessioni, omaggi, citazioni, illustrazioni: dentro c’è tutto e tutto risucchia e trascina beatamente tra le infinite le pieghe di questo straordinario mondo Rotto.
Non resta che seguirlo sulla sua cattiva strada fino all’orlo del precipizio e godersi il potente, surreale panorama che Joe Rotto generosamente offre.

Noi l’abbiamo fatto e proprio da quelle parti abbiamo deciso di fare qualche domanda a Luca Buoncristiano. Mettetevi comodi, questa l’intervista:

 

Da dove viene Joe Rotto?
Da una frattura. Joe Rotto non viene e non va. E’ Rotto.

Hai creato un personaggio geniale che se ne fotte di tutti e sputa su ogni cosa con una tale leggerezza che lascia spiazzati. E incantati. Per dieci anni ha concesso apparizioni estemporanee in rete, tra blog e social. Dall’illustrazione al libro: immaginavi fin dall’inizio la natura complessa e l’evoluzione di Joe Rotto?
Non lo immaginavo, esattamente come non avevo immaginato Joe Rotto. Non l’ho mai pensato. Avevo un blog di scrittura su Splinder, ormai defunta piattaforma per scrittori in erba, più o meno tutti fortunatamente spariti con essa. Lì scrivevo, poi un giorno qualcuno ha bussato alla porta e mi ha sedotto. E’ sempre stata, però, un’illustrazione o apparizione letteraria quella di Joe. Almeno l’ho sempre considerata così. Aforismi, paradossi, modi di dire o di disdire. Il mondo c’era già, dovevo solo dargli corpo. È andata così.

Com’è stato scrivere il Libro Rotto?
Divertente, doloroso, devastante, mi auguro si noti. Scrivere, la più nobile delle arti, è una lotta con sé stessi. Solo che su quel ring non ti ci mette nessuno, se non la propria scelleratezza.

La casa editrice El Doctor Sax Beat & Books è una realtà nuova e indipendente: una scelta precisa la tua?
Gabriele Nero, El Doctor Sax, è un incontro del caso, gli unici incontri che funzionano. Avevo provato a proporre il libro ad editori e agenti italiani, più o meno noti. Il mondo dell’editoria italiano si è dimostrato esattamente quello che è: mediocre. Di una mediocrità che fa progressi e, come diceva l’amato Carmelo Bene, il meglio del peggio cosa è se non il pessimo? Pertanto eccoti arrivare casualmente Nero. Ho mandato tutti a quel paese, letteralmente. Ed ho scommesso su di lui che ha scommesso su di me. Poi mi piaceva molto l’idea di uscire per un editore spagnolo, anche se il ragazzo, persona veramente speciale, è italiano. Mi ricordava tanto gli americani, già citati, che si facevano pubblicare dall’Olympia Press in Francia. Editore sostanzialmente pornografico che però permetteva di sfuggire alla censura. Il mio è un libro impubblicabile in Italia. Il Libro Rotto è un doppio affronto, per farla finire con il poterino, con i giochetti, con gli analfabeti della letteratura. E’ un libro autoproRotto.

Mi piacerebbe approfondire il discorso sull’esperienza della scrittura che definisci dolorosa, divertente, devastante. So che hai impiegato circa quattro anni per scrivere il libro. Quattro anni dentro una storia sono un viaggio pazzesco, immagino. Come ti sei sentito alla fine?
Sono anche di più a pensarci bene. Quando l’idea è nata nella mia mente molti dei personaggi erano ancora vivi. Michael Jackson era ancora vivo! Quattro però sono gli anni di lavoro duro. E’ stato un viaggio bellissimo e la gioia ha sempre a che fare con il dolore che porta in tasca. Mi è dispiaciuto finirlo ma tu che l’hai letto, sai che in realtà non è finito. Joe Rotto non finisce. Chi nasce Rotto, vive Rotto, muore Rotto.

Cinema, musica, letteratura, cultura e spettacolo: il romanzo trasuda di citazioni e suggestioni. Quali sono i tuoi riferimenti?
Il romanzo è un’opeRotta pop costruita come collage, come rivisitazione in primo luogo del mio mondo. È scritto come un romanzo, immaginato come un film e ritmato come un pezzo dei Ramones. Ho sentito tonnellate di musica per scriverlo, qualche pezzo c’è finito dentro. Lou Reed è stata una fonte d’ispirazione enorme e l’ho saccheggiato. Impossibile fare un elenco esaustivo, amo Bowie su tutti. Vado da Elvis Presley, passando per il soul, Otis Redding su tutti, il più hardcore cantante soul che non posso ascoltare senza evitare di piangere, dal punk di cui la copertina del libro è un sincero omaggio, ai Public Enemy. Insomma, come dicevano i Glimmer Twins, It’s only rock and roll but i like it. Musicalmente mi fermo agli anni ’90. Dopo non c’è stato più nulla. Ho un debito enorme anche nei confronti del cinema e ultimamente anche con alcune serie televisive che hanno saputo regalare personaggi enormi, degni della grande letteratura. Penso a Tony Soprano dei Soprano, a Rustin Cohle di True Detective e l’immenso Dougie Jones di Twin Peaks 3.
Per quanto riguarda la letteratura, mi rendo conto di essere stato influenzato soprattutto da quella americana, in particolare da alcuni beat e dintorni. Francis Scott Fitzgerald, Hemingway, Henry Miller, Charles Bukowski, William S. Burroughs, J.D. Salinger, Hunter S. Thompson, Thomas Pynchon, Breat Easton Ellis tra i più recenti, solo per fare alcuni nomi.

I personaggi che si susseguono nella narrazione mettono in scena una rappresentazione di loro stessi dissacrante, impietosa, al limite del sopportabile. Da Charlie Brown a Charles Manson, da Marilyn Monroe a Michael Jackson, passando per Hello Kitty e Axl Rose. Tra citazioni, giochi di parole, sense e nonsense si finisce quasi sempre col sorridere o ridere. Questo è un modo per avvicinarci più alla realtà o alla finzione?
Non esiste la realtà, la realtà di chi poi? Però una volta scritta una cosa diventa vera. Paradossale, no? Ho inventato un mondo dove Charlie Brown è un eroinomane, ma c’è anche la folle decadenza di Michael Jackson. Chi dei due è più reale? Anche le tette di Lolo Ferrari, le più grandi del mondo, cui è dedicato un ritratto splendido nel libro, erano finte, ma le potevi toccare no? Quindi non erano più finte. E’ solo ciò che è.

Joe Rotto è impeccabile, imperturbabile, invulnerabile: natura da supereroe o delirio di onnipotenza?
Non è un supereroe né tantomeno invulnerabile, ma essendo Rotto, può tutto.

Il finale del Libro Rotto non è giusto ma rotto, appunto: immagini altre storie per dare voce al tuo personaggio? Possiamo aspettarci ulteriori evoluzioni rotte? Joe Rotto è un mondo che può avere infinite evoluzioni. Il Libro Rotto è una nonstoria, è una crepa. Mi auguro di fare ulteriori danni. Di aprire una voragine. Il seguito nella mia testa esiste.

Il mondo è fatto di dipendenze, e io sono qui per questo”. Qual è la dipendenza di Joe Rotto?
Ogni dipendenza genera una necessità. Joe Rotto è, al contrario, il necessario.

Nella prefazione, Sandro Veronesi sostiene che “Joe Rotto inizia dentro ognuno di noi”: quanto Rotto c’è in te?
Sono solo rotto.

 

Libro Rotto: intervista a Luca Buoncristiano.

Libro Rotto di Luca Buoncristiano

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