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La lunga latitanza di Hunter S. Thompson

Immaginate di partire in gruppo per un lungo viaggio. Non mi soffermo sul numero dei partecipanti, ma siete in tanti. Qualcuno parla ad alta voce del proprio entusiasmo, altri chiedono informazioni, e altri ancora discutono sui particolari inerenti alla meta. Si crea una certa confusione tanto da far perdere di vista alcuni dei vostri compagni di viaggio. Va tutto bene, fino a quando, giunti a bordo del mezzo, non ci si pone a gran voce la famosissima domanda di rito: «Ci siamo tutti?»

Ad oggi, su quella carovana che è l’editoria italiana, sono in molti a mancare. Alcuni sono stati riscoperti nel dimenticatoio che sorge puntualmente dopo un estenuante sconfitta a suon di copie rimaste invendute. Di altri invece non se ne hanno più notizie. Uno dei casi che sta mandando in pappa il cervello — e il fegato, dato il nervosismo dovuto alla continua assenza — a molti lettori italiani è quello di Hunter Stockton Thompson.

Detto fra noi, Thompson non è uno di quelli che ha bisogno di una grossa spinta per poter sguazzare libero e felice fra le classifiche delle vendite di libri in questo paese. Non perdiamo tempo nel ricordare quanto abbia inciso nel modo di fare giornalismo, creando appunto un nuovo stile che porta proprio il nome di Gonzo Journalism — Dr. Gonzo è uno degli pseudonimi che ha usato nelle sue opere per rappresentare sé stesso — figuriamoci se riuscirà mai a procurare grane a chi deciderà di pubblicarlo. I sostenitori dei suoi lavori non mancano affatto. Chiunque si proclama degno seguace di Mr. Duke — altro suo pseudonimo. Inoltre c’è tutta una vasta iconografia che non smette di tirare acqua al suo mulino, raffigurante il nostro ricercato alle prese con le sue abitudini note a tutti — Hunter mentre scrive a macchina, Hunter mentre fuma, Hunter mentre beve, Hunter mentre va al lavoro, Hunter mentre guarda chissà dove, e via discorrendo.

Nelle librerie italiane possiamo trovare con certezza Paura e disgusto a Las Vegas (Bompiani, traduzione e cura di Sandro Veronesi) e Hey Rube (Fandango, traduzione di Fabio Genovesi). Dal primo è anche stato tratto il film Paura e delirio a Las Vegas (1998) di Terry Gilliam, in cui hanno recitato Johnny Depp e Benicio Del Toro. Per quanto riguarda il resto delle sue opere non c’è alcuna traccia. I più fortunati riusciranno a beccare tra i remainders qualche copia di Cronache del rum (Dalai, traduzione di Marco Rossari) e Hell’s Angels (BCD, traduzione di Stefano Travagli).

Personalmente posso ritenermi molto fortunato, visto che mi hanno regalato proprio una copia di Hell’s Angels, il reportage scritto da Thompson mentre era alle prese con la celeberrima banda di motociclisti californiana a cavallo tra il 1965 e il 1966. Ho potuto così conoscere un gruppo di uomini che in sella alle loro moto ha letteralmente messo paura per le strade — e i bar — di tutta la California. Le loro storie, i loro raduni per il Labour Day, le loro feste improvvisate nei campi ai lati della strada, hanno incrementato il terrore per le città in cui trascorrevano le loro giornate. Attraverso lo sguardo e la scrittura di Thompson prendono vita i momenti vissuti da lui in prima persona. Uno stile crudo, privo di strane congetture, descrive tutto quello che avveniva durante i loro raduni, dalle bevute infinite fino alle scazzottate con le bande rivali — senza mai tralasciare il discorso droghe e stupri. I dettagli di vite vissute ai limiti si susseguono ad una velocità costante, la stessa che quegli uomini raggiungevano con le loro moto. Hunter non smette di smascherare le false notizie riportate sui giornali, sottolineando la scarsa qualità dei reporter che si avvicinavano alla banda. La polizia ci mette del suo, organizzando posti di blocco per le strade delle diverse contee. Il tutto si protrae per le 437 pagine del volume, fino all’inspiegabile scazzottata che Thompson subisce nel febbraio del 1966, episodio che lo condurrà a lasciare definitivamente la banda di fuorilegge.

Stando a quello che leggo sulla copertina di Hell’s Angels, alcune delle opere di Thompson risultano presenti nel catalogo delle edizioni Dalai — che ha chiuso definitivamente nel 2013 –, nonché ostaggio dei problemi finanziari che hanno colpito in questi ultimi anni la Baldini&Castoldi.

Questo 2015 è quasi giunto al termine, eppure mi aspettavo una serie di ristampe per celebrare il decimo anniversario della sua morte. E invece non è avvenuto nulla di nuovo — io sono il solito ottimista. Negli scaffali delle librerie è sufficiente sfoggiare Paura e disgusto a Las Vegas e Hey Hube. Agli altri, se va bene, toccano le bancarelle e i saldi per il rinnovo del magazzino.

Invece a voi non rimane altro che constatare quanto nel vasto gruppo di viaggio è rumorosa la mancanza di Hunter e del suo bagaglio inconfondibile. Avete guardato in giro senza ottenere alcun risultato. Qualcuno ha scrutato tra i cespugli dell’area di sosta, ma niente. Eravate partiti insieme e ve lo siete persi durante la sosta. Ma di lui c’è da fidarsi. Sono convinto che vi raggiungerà con la stessa moto che usava per andare in giro con gli Hell’s Angels, prima o poi.

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