Ieri — Agota Kristof: quando l’inconscio resta nell’ombra.

Ieri (Einaudi 2012, traduzione di Marco Lodoli, pp. 99), romanzo che si situa a metà dell’opera di Agota Kristof, può essere definito come la storia di un amore impossibile. Il tempo della narrazione è diviso in due parti: una nel presente e l’altra nel passato, il tutto armoniosamente interrotto da intermezzi onirici.

La storia è quella di Tobias/Sandor, figlio della prostituta del villaggio, che nel presente conduce una vita tutta rivolta al passato. Attende Line, inventa storie sulla sua infanzia e nel frattempo le sue giornate si svolgono tutte allo stesso modo, definendo quello che Agota Kristof chiama “la corsa imbecille”.

L’attesa della donna un giorno si conclude. Per un fortuito caso Line torna nella sua vita e Tobias/Sandor riacquista le speranze. Il romanzo è un continuo rincorrersi e cercarsi dei due protagonisti che pur provando dei sentimenti l’uno per l’altra, non vivranno mai sulla stessa lunghezza d’onda.

Narrazioni secondarie, tutte da scoprire e gustare, non mancano in questo piccolo capolavoro di letteratura francofona. Lo stile, puramente Kristof, è tagliente, secco, glaciale, come la lama affilata di un coltello.

Il tempo, altro aspetto fondamentale dell’opera della Kristof, è equamente distribuito tra aneddoti passati, vita presente e intermezzi dedicati a immagini tratte dai sogni della scrittrice.

Agota Kristof è una scrittrice imprendibile, biograficamente e stilisticamente parlando. Nel suo inconscio letterario c’è molto più del semplice patto autobiografico teorizzato da Philippe Lejeune, secondo cui un autore ha il dovere di essere assolutamente sincero nelle sue opere d’arte, come in una sorta di patto col lettore, in cui quest’ultimo invece s’impegna a fidarsi ciecamente dello scrittore. L’autrice, molto riservata riguardo la sua vita privata, in varie interviste non ha lasciato trapelare molto.

La libertà di Agota Kristof risiede proprio nel suo inconscio fatto di incubi, incesti, guerra e drammi, tutto perfettamente annotato in uno stile atarassico. Per Kristof C’est egal (“Fa lo stesso”) è un vero e proprio stile di vita, tranne “per i figli e la letteratura”. Tutto il resto può giacere nell’ombra del suo inconscio, senza disturbarla, perché per lei è indifferente.

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