I want you: breve storia di Casa di Ringhiera

Hai presente quando hai qualcosa tra le mani che si trascina stancamente? Provi in ogni modo a salvare il salvabile, ma quello che ti ritrovi davanti è fuffa e niente più.

Casa di Ringhiera è un progetto partito a gennaio 2015, quando dopo una lunghissima discussione con Michele Nenna, abbiamo deciso di raccogliere in un contenitore tutto quello che ci piaceva e, soprattutto, di scriverne. È partita così un’avventura, cominciata da un post, quello che ha lanciato il sito, sulla fotografia di Henri Cartier-Bresson.

Da quel primo post gli argomenti trattati hanno spaziato dalla letteratura, alla fotografia, dall’arte al cinema, dalle serie TV alla musica. Ciò che abbiamo sempre cercato di comunicare a chi ci segue è il vero concetto di casa di ringhiera, ovvero la condivisione di certi luoghi — non comuni, quelli mai — in cui potersi sentire sé stessi senza dover chiedere scusa a nessuno. In altre parole, Casa di Ringhiera è il posto in cui trovare ciò che vuoi, quando vuoi. Fondamentalmente è questo il motivo per cui abbiamo scelto questo nome. In più ci piaceva che desse l’idea di sporco — se sai qual è il luogo condiviso di una casa di ringhiera non sono io a doverti spiegare il bisogno di feticismo procurato dalla cultura.

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Abbiamo avuto i nostri alti e bassi, più bassi che alti in realtà. Principalmente perché non siamo molto conosciuti. Probabilmente perché siamo il pesce piccolo mangiato dal pesce grande. Sicuramente perché nella libertà che ci prendiamo nella scelta degli argomenti, evitiamo molto accuratamente di seguire la massa, ma senza dimenticare di essere pop.

E questo ci riporta a ciò che è successo la settimana scorsa. Dopo un mese pessimo, come quello di giugno, dal punto di vista della condivisione e con la possibilità in vista di chiudere baracca, ho deciso di prendere in mano le redini di Casa di Ringhiera. Mi ero resa conto che stava venendo a mancare il presupposto iniziale di quella che è anche la mia creatura. Quella libertà nella scelta di scrivere di gente creativa stava correndo il pericolo di trasformarsi in una semplice marchetta. E Casa di Ringhiera non ne fa di marchette.

Il principio che abbiamo voluto instillare sin dall’inizio nel nostro contenitore era quello di libera condivisione e non a caso il nostro motto — poco usato, lo so — è Share to inspire! Quello che cerchiamo è l’ispirazione, la bellezza e la libertà di poter condividere con te che stai leggendo la nostra vita, i nostri obiettivi e le nostre ispirazioni.

Senza riuscire a capirne i motivi mi ritrovo ora alla direzione di questo blog che, con la giusta spinta, vuole essere anche magazine. La prima cosa che ho voluto creare è il nostro neonato profilo Instagram, perché Casa di Ringhiera deve molto alla fotografia e al momento Instagram è il miglior social dal punto di vista fotografico.

Un’altra novità, sempre collegata alla nostra pagina Instagram, è il progetto #casadiringhieraselection. Si tratta di un hashtag lanciato da pochissimi giorni attraverso cui creeremo delle selezioni di fotografia da postare sul nostro sito. Ho voluto anche creare delle nuove rubriche. Sto parlando di Icon e Storie di Ringhiera. La prima sarà un appuntamento mensile e vedrà come protagonista un’icona a scelta. Si tratta di un modo per rendere omaggio ai grandi che ci ispirano di volta in volta. Storie di Ringhiera invece riflette una vera e propria inversione di rotta. Fino ad ora siamo stati noi a raccontarti delle storie. Ora sarai tu a raccontare. Perciò armati di penna, calamaio e lumino a petrolio e scrivici.

Immaginami come lo Zio Sam: I want you. Questo è ciò che ho voluto personalmente aggiungere allo spirito iniziale di Casa di Ringhiera. Il resto lo vedrai con lo scorrere del tempo, e io lo vedrò con te. Perciò questa sera, se ne hai voglia, brinda con me a queste innovazioni. Lunga vita a Casa di Ringhiera!

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