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«Hanno suonato?» ovvero l’ansia da consegna

Quando sento le storie che riguardano i tempi di attesa di tale negozio del mio paese, rimango estraneo. In fin dei conti, data la mia età, non ho poi provato così tanto cosa vuol dire passare e ripassare dal commerciante di fiducia a chiedergli dove si trovava in quel momento la merce che gli avevo fatto ordinare per conto mio.

Non sono poi così tanto giovane: all’entrata in vigore della moneta unica avevo 11 anni. Qualche videogame l’ho atteso anche io, ma non con quel sentimento che accomuna gran parte delle persone nate prima di me. Mi sono trovato dinanzi al boom della rete senza fare nessun sforzo enorme. Insomma, quando ordino le mie cose (sempre attraverso il World Wide Web) ormai ho tutto a portata di mano. Conosco il corriere, il luogo di partenza, l’ora in cui ha lasciato il magazzino, l’ora in cui l’ha preso in consegna il suo collega, il numero delle soste del mezzo di trasporto, e via discorrendo.

Vivendo in provincia questa è ormai una prassi con cui ho sempre a che fare. Alcuni mi chiedono il favore di fare ordini banali e quando vedono la scatola dopo qualche giorno tra le mie mani quasi mi reputano un alieno. E a me sta bene così. Mi prendo gli onori che mi spettano di diritto.

Per quanto riguarda invece i miei ordini, negli anni ho imparato tante cose. Ad esempio ho capito che c’è un’ora precisa in cui ordinare un certo prodotto per far sì che nel giro di qualche giorno sia direttamente dietro la porta di casa mia tra le braccia del corriere in divisa a strisce. Con il passare del tempo gran parte degli shop online hanno poi inserito il banner con la scritta lampeggiante “spedizione in giornata se ordini entro le 14”. Insomma, la cosa è semplice.

Merita un discorso a parte il particolare delle carte di credito. Le varie compagnie, i codici, i codici segreti, i titolari e le scadenze. Sono riuscito a venirne a capo dopo qualche insicurezza, e adesso nell’ordinare qualcosa non ci impiego più di due minuti — tranne se non mi tocca aggiungere al carrello una lista infinita di roba.

Acquistare comodamente dal tuo pc, dal tuo smartphone, dal tuo tablet, da casa tua insomma, è pazzesco. Bastano alcuni colpi di click che ti ritrovi i tuoi desideri realizzati senza che tu ti sia mosso minimamente — se non fosse per le dita che pigiano su quella dannata tastiera. Se prima dietro al bancone ti sentivi in diritto di fare tutte le tue richieste sul tipo di prodotto, ora ti senti un dio. Aggiorni, elimini e aggiungi tutto secondo le tue personalissime esigenze. E se qualcosa non dovesse andare per il verso giusto, puoi tranquillamente contattare l’ufficio vendite mandando una mail a qualsiasi ora del giorno. Magari prima ci riflettevi su tutta la notte se era il caso o meno di alzare la voce con il commesso; ora invece scrivi tutto quello che hai dentro senza apporre alcun freno allo sfogo.

Tutto va per il meglio fino al momento in cui non ti arriva, nella casella di posta elettronica, la mail con il codice di vettura del tuo pacco. Sappi che lì, caro acquirente ipertecnologico, dinanzi a quella maledetta serie di cifre che ti permettono di aprire un link esterno, non ci sono cazzi che tengano. Vedrai ora dopo ora, giorno dopo giorno, il tuo pacco viaggiare per tutta l’Italia senza che tu possa far nulla per velocizzare in qualsiasi modo la tempistica. Al momento del “procedi all’acquisto” eri un dio, adesso uno dei tanti che resta inerme davanti ad un schermo in attesa che il miracolo avvenga. Tra l’altro questo è il periodo delle ferie, il personale disponibile diminuisce e i trasporti si rallentano di colpo. Cerchi di rimanere sempre in casa, e quando non ci sei incarichi anche la persona di cui meno ti fidi su questa terra di prestare attenzione al citofono. Ormai non c’è neanche più bisogno di assicurarsi il telefono a portata di mano; il telefono è praticamente saldato alle nostre mani. E sei lì che aspetti la chiamata del corriere smarrito perché la tua zona è del suo collega che sta sostituendo. In partenza, in transito, in transito, in transito, e ancora in transito. Ecco quali sono le formule che compaiono quando apri quel maledetto link.

In quest’ultimo anno ho notato una cosa ancora più raccapricciante: i pacchi passano davanti al mio paese per andare alla filiale della regione, la quale dista ben 138 chilometri da casa mia, e di lì pronti ad essere smistati. Prima questo non accadeva. Quindi mi tocca aspettare un giorno in più per far sì che il pacco si rimetta in viaggio verso il nord del sud Italia. La prossima volta farò in modo di intercettare il corriere al casello autostradale più vicino e sottrargli quello che mi spetta.

Domande come «Hanno suonato?» o «È arrivato?» iniziano a riempire le tue giornate. Fissi le lancette dell’orologio digitale e il link del corriere per tutto il tempo. Inoltre devi anche sopportare i geni che ti consigliano di prendere i libri in formato ebook. Allora sospiri guardando il soffitto e cerchi di pensare ad altro. Decidi di chiudere definitivamente la finestra che riporta la lettera di vettura e tutto passa in secondo piano. Pensi a quelle persone che passavano ogni giorno per il negozio e chiedevano al commesso a che punto era il loro ordine. In fin dei conti non c’è poi tanta differenza tra te e loro, se non quella di sentirsi un dio davanti ad uno schermo.

P.S. La questione della reperibilità del prodotto merita un post a parte.

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