Conrad Roset: forze e debolezze dell’acquerello

Quando ero alle scuole medie c’era questo professore antipatico di educazione artistica. Ogni giorno veniva in classe e diceva: aprite il libro a pagina tot. mettendoci davanti un opera qualsiasi. Van Gogh, Picasso, Manet, De Chirico, Dalì. Ero sempre nella disperazione più totale. Nei confronti del disegno artistico ho sempre nutrito un profondo rigetto. Tant’è che quand’ero piccola disegnavo le teste di forma quadrata. Mi mancava la passione per l’estetica, la voglia di prendere in mano una matita e disegnare a mano libera.

Negli anni le cose non sono affatto cambiate. Tuttora se ho una matita o una penna tra le dita non sento la spinta, quella voglia che si prova verso le linee libere che costruiscono volti, paesaggi o composizioni astratte. Preferisco la scrittura. Trovo più affascinante mettere in bella mostra la mia grafia, piuttosto che gli sgorbi che mi obbligava a disegnare il mio professore di educazione artistica.

Una cosa in particolare però, tra i diversi fallimenti artistici, mi riusciva piuttosto bene. Gli acquerelli. Mi piaceva più di tutto che la quantità d’acqua presente tra le setole del pennello decretasse la sfumatura più debole o carica di colore che andava a impregnare il foglio da disegno rigorosamente ruvido. Ricordo con precisione che un giorno di primavera il professore portò tutta la classe a un’uscita improvvisata. Uscimmo in fila, senza fare chiasso, mi raccomando, ci disse lui con la zeppola e l’accento tipico del suo paesino di montagna.

Camminammo per qualche centinaio di metri verso la strada che si affacciava sul cimitero. Avevamo con noi solo l’album da disegno e una matita Staedtler n. 4, quella leggera. Una volta arrivati, ci disse che dovevamo disegnare gli ulivi che facevano da cornice ai due stabili e le varie cappelle di famiglia del cimitero presente nella nostra città.

Ricordo che fui colpita dal sole tenue che invadeva le chiome di quegli alberi allo stesso tempo forti e delicati, dal cielo di un azzurro intenso che presagiva finalmente il ritorno del calore primaverile, dal forte contrasto con i due edifici bianchi che si stagliavano all’interno della folta schiera di alberi e arbusti. Riuscii a percepire qualcosa che era reale ma invisibile. Mi sembrò di riuscire a vedere quanto fortemente si insinuasse la morte all’interno della vita.

Una volta tornati in classe il professore ci chiese di prendere la tavolozza degli acquerelli e di cominciare a dipingere facendo attenzione alle sfumature. Quelle, ci disse, a prescindere dai colori che userete, sono la cosa più importante della tavola.

In quel momento, forse per la prima volta dopo tre anni di disegni obbligati, ero riuscita a vedere oltre. La bellezza di quel momento, di quelle forme e di quel contrasto erano in grado di darmi la spinta che in tutto quel tempo non ero riuscita a sentire. Gli acquerelli, oltre ad essere estremamente personali e versatili come forma d’arte, hanno la capacità di mostrare una bellezza attraverso le sfumature che solo tu puoi concepire.

I lavori di Conrad Roset rendono questo aspetto estremamente intenso. La sua serie più conosciuta, Muses, che prende ispirazione proprio da volti e forme del corpo femminili, è una coniugazione tra la delicata estetica presente nelle figure di donne e l’alternanza tra forza e debolezza dei colori utilizzati per rendere le sue illustrazioni sempre dense di bellezza.

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Le linee dei suoi disegni, sempre morbide e sinuose, e le tinte usate per dare tonalità alle bellissime figure di donne, dimostrano una forte sensibilità e una capacità di realizzare in modo sempre originale e personale la donna, che da simbolo astratto diventa figura concreta.

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Nelle opere di Roset è ben visibile l’influenza dei lavori di Egon Schiele, che si può notare sia nella tecnica usata dall’artista spagnolo, sia nei soggetti femminili protagonisti, sia delle tonalità che lasciano colare una scia di bellezza pura e incontaminata. Sebbene l’impronta di Schiele si veda nelle tele di Conrad Roset, la dimensione personale di quest’ultimo si percepisce in modo chiaro ed ha delle delicate e forti sembianze femminili.

Conrad Roset

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