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Claire Bretécher e i frustrati francesi

L’opinione comune associa il fumetto all’infanzia (ve ne ho già parlato qui). La verità però è un’altra. Il fumetto è un genere letterario a tutti gli effetti ed entra di diritto nel club tra la poesia, la narrativa e il teatro. Hugo Pratt descriveva il fumetto come “letteratura disegnata” e la definizione non fa una piega. Se poniamo sullo stesso livello critico l’analisi di un racconto e quella di un fumetto, ci rendiamo conto che ad esempio c’è una prospettiva -un punto di vista- in entrambi. Inoltre nel fumetto, così come nel romanzo, c’è un insieme di personaggi. E come nell’opera teatrale, c’è una scena visiva. Se sentite ancora qualcuno dire che i fumetti non sono letteratura, portategli questo post come risposta.

Tra i fumettisti, conosciamo tutti Charles M. Schultz e i suoi Peanuts, Guido Crepax e la sua bellissima e sensuale Valentina, e Corto Maltese di Hugo Pratt. In pochi però conoscono le donne fumettiste, e da questo noto un certo ambiente prettamente maschile. La fumettista francese Claire Bretécher è stata apprezzata da Roland Barthes e definita per il suo lavoro I Frustrati “miglior sociologo dell’anno” nel 1976. Capirete che ricevere una tale menzione non è cosa da poco. La Bretécher collabora dal 1973 con il Nouvel Observateur. Il contesto storico è quello degli anni 70: siamo appena fuori dalla famosissima rivolta tutta francese accaduta due anni prima.

Ma chi sono i frustrati che escono dalla matita della fumettista? Vi faccio un esempio, tratto da una delle strip de I Frustrati. La scena si apre su due donne che chiacchierano in un salotto (anche in questo caso propongo un riferimento alle commedie di Noel Coward). L’argomento della conversazione è il matrimonio religioso di una delle due, che confessa all’amica di averlo fatto solo per far contenti i suoi genitori. Allora l’altra le chiede quando battezzerà il suo bambino e la donna stavolta si rifiuta categoricamente di sacrificarsi ancora per i suoi genitori. Poi si ferma a riflettere e la strip si chiude con una di quelle rivelazioni che fanno riflettere tutti: “Certo che la mamma ne morrà!”

Bretécher

I Frustrati è certamente un lavoro sociologico, e qui sono totalmente in accordo con Barthes. La Bretécher ha dato uno sguardo approfondito alla società francese dei primi anni Settanta. Ne ha descritto in modo irriverente e dissacrante le frustrazioni provenienti dallo scontro generazionale e le nuove ideologie apportate dalla voglia di informazione, di storia e di cultura.

Quella della Bretécher è la visione di una società formata da giovani adulti che fanno cose “perché van fatte”. Perché se le cose andassero diversamente dai piani prestabiliti, i genitori avrebbero una cattiva opinione di loro. A pensarci bene ancor oggi abbiamo una generazione di trentenni che pur di accontentare i propri genitori, mettono a repentaglio le loro ideologie. Magari per bisogno di approvazione, oppure “perché è così che si fa”. Fatto sta che ci ritroviamo una generazione di adulti incapaci di prendere delle decisioni in autonomia. E quei pochi che sono riusciti a farlo sono quelli che vengono definiti come pazzi, alienati, disadattati. Ho letto un bellissimo dialogo tra Pasolini e Moravia. Il succo del discorso è questo: la persona che sente la diversità come una minaccia, vede quest’ultima come l’irrimediabile possibilità di perdere la propria personalità. Inoltre c’è da dire che la credenza che si basa sulla realtà non corre il rischio di essere oggetto di scandalo. In breve, cito Pasolini, “il conformismo, insomma, come testarda certezza degli incerti”.

Ma torniamo alla Bretécher. Conformismo e consumismo, insieme ai punti all’ordine del giorno degli anni Settanta, diventano motivi di critica alle ideologie stantie provenienti dalla generazione precedente. Rifletteteci allora. Se tutto questo fosse scritto sotto forma di romanzo, o di pièce teatrale, sarebbe maggiormente degno di nota? Provate a leggere una strip della Bretécher e ditemi se non vi sembra di ritrovarvi nel suo sguardo critico sulla società. Parliamo comunque di fumetti, scritti per di più quarant’anni fa. Ricordatevi però che ci sono opere scritte secoli fa che sono ancora attuali, se non all’avanguardia. Le strip della fumettista francese sono proprio quel genere di opera. Quindi fatevi un favore, leggete la Bretécher.

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