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Libro Rotto: intervista a Luca Buoncristiano.

Libro Rotto: intervista a Luca Buoncristiano.

      “Lasciate che mi presenti. Sono Rotto, Joe Rotto un tipo ricco e di classe, piacere di conoscervi”. Eccolo, dunque: dopo anni di apparizioni illustrate e caustiche sentenze, Joe Rotto prende fiato, parola e tutta la scena esplodendo nelle 258 pagine del Libro Rotto di Luca Buoncristiano, romanzo edito da El Doctor Sax Beat & Books di Gabriele Nero. E il piacere, davvero, è tutto nostro. Uno spacciatore di peccati, un dandy nichilista, un manipolatore, un facilitatore. Impeccabile, Joe Rotto non si scompone mai. Piuttosto ricompone i pezzi di un collage pop straordinario, un irresistibile baraccone di ballerine e nani, attori e cantanti celebri masticati e restituiti al pubblico sotto forma di psichedeliche storie umane-troppo-umane che incalzano e disturbano e fanno ridere e fanno riflettere. Parecchio. Carne, nevrosi, dipendenze, ossessioni, omaggi, citazioni, illustrazioni: dentro c’è tutto e tutto risucchia e trascina beatamente tra le infinite le pieghe di questo straordinario mondo Rotto. Non resta che seguirlo sulla sua cattiva strada fino all’orlo del precipizio e godersi il potente, surreale panorama che Joe Rotto generosamente offre. …

[Skate or Die] – Mi sono fatta un giro tra le foto di Alexander Gonzales Delgado

Skate or Die.   E così, improvvisamente, sono seduta sulla panca dell’Happy Days. Sono gli anni ’90. Estate. Ho qualcosa come tredici o quattordici anni. Ho le Converse nere poggiate sul grip di una tavola verde fluo con teschio nero e minuscoli fiorellini bianchi, della Vision. Skateboard sul quale ho investito tutti i miei risparmi in anni di comunioni cresime e compleanni.     Léon, Chix e Fabio stanno facendo le loro acrobazie, saltando sulle gradinate della piazzetta. Io me ne sto lì ferma, a guardarli andare su e giù. Quello che vorrei, più di ogni altra cosa vorrei, è andare da loro e dirgli quanto mi piacerebbe fare qualche trick insieme. Ma invece, invece, sono inchiodata dalla timidezza, mentre fingo di divertirmi a guardare. Guardare e basta.     Poi ecco. Léon che scivola rovinando accanto a me. Un sorriso da parte mia. Una risata di rimando da parte sua. Lui che mi allunga la mano, vuole che l’aiuti a rialzarsi. E così faccio. Il cuore a mille. Lui che si guarda il ginocchio …

Out of the Blue

  Mi infilo nella sua doccia mi lavo il collo le mani il torace le gambe e l’acqua fredda mischiata al sudore del contatto diverso mischiato all’odore senza odore dell’acqua fredda ghiacciata l’acqua ghiacciata sul corpo come nei pensieri paradossale metafora per uccidere il pensiero che non voglio averlo più questo pensiero. Di amore. Di niente. Un Assedio qui nel bagno che devo sempre avere delle foto per avere la certezza dell’accadimento. Di questo. Di questa decisione di uccidere il pensiero. Sciocco. Labile. Da idiota. Le lacrime le lascio camuffare all’acqua che viene giù. Il freddo. È uguale. E fuori dalla doccia stendo le braccia e lascio cadere l’asciugamano che copriva coprire non posso non voglio il mio sesso un pezzo di libertà o qualcosa di simile. Scatto.   La rappresentazione. Penso. Il pensiero. Piango. Lacrime bianche sperma del pensiero che non si uccide in un pomeriggio sotto la doccia che non si uccide neanche nel tempo a venire che non si uccide perché non voglio forse alla fine ucciderlo. Che io cazzo sono chiusa …