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La Rivoluzione ai tempi della Brexit: Kate Tempest, la poetessa che ‘rappa’

[una disguida non convenzionale sulla spoken-word poetry incazzata nell’Europa che dorme] di Disguido Luciani     Picture a vacuum / Immaginate un vuoto An endless and unmoving blackness / Un buio immobile e senza fine […] it’s been a long day, I know, but look – / […] la giornata è stata lunga, lo so, ma guardate – In now / Entrate, adesso In / Entrate Fast / Presto A guardarla non lo direste che Kate Tempest è una dura, una ribelle. Anzi, la voce più dura e ribelle dei giovani d’Europa. A guardarla non direste neppure che Kate Tempest è una poetessa. Anzi, la poetessa più acclamata dell’ultima generazione di poeti inglesi. E no. Tantomeno direste che è una rapper. Anzi, la rapper più sorprendente della spoken-word poetry. Eppure, Kate Tempest, capelli biondi da tipica ragazza inglese, carnagione pallida da tipica ragazza inglese, occhi chiarissimi, ancora una volta da tipica ragazza inglese, all’apparenza un’Adele come ce ne sono tante a Londra, certo, meno raffinata e attenta al make-up, a trentatré anni è stata definita …

La bellezza violata ha interrotto la festa

La bellezza violata ha interrotto la festa. - Lulu Withheld

La bellezza violata -c’era scritto sul retro- la bellezza violata ha interrotto la festa. (La bellezza violata – Massimo Volume) Di storie ne ho sentite. Di feste interrotte, dico, tante. Troppe. Tante sempre diverse sempre uguali. Con lo stesso finale di merda. Le ho sentite come si sentono tutte le cose che non ci riguardano, non personalmente almeno, con leggerezza. La superficialità data dalla distanza dei fatti, abituati a sentire tutto di tutto ormai.  Con fatica. Con riluttanza. Con un’indignazione adeguata, che ci consente di andare avanti. Anche se forse no in realtà non è vero, mai con leggerezza. E forse a guardare meglio l’indignazione provata diventa rabbia. Anche quando è la pelle degli altri a vacillare. La rabbia. La senti la rabbia? Io sono incazzata. “In una cultura dello stupro, le donne percepiscono un continuum di violenza minacciata che spazia dai commenti sessuali alle molestie fisiche fino allo stupro stesso. Una cultura dello stupro condona come “normale” il terrorismo fisico ed emotivo contro donne. Nella cultura dello stupro sia gli uomini che le donne …

Léon was here [ilford F plus 50 – 08/2000]

Léon was here - Lulu Withheld

Léon was here 08/2000 – Ilford 50 b/w (testo e foto di Lulu Withheld) Léon. Lui che sorride con gli occhi prima che con le labbra. Quegli occhi neri nerissimi tagliati. Stretti. Che suona il basso e arrangia canzoni che gridano e squarciano l’aria. Lui che fuma Chesterfield aspettandomi fuori da scuola. Che applaude prendendomi in braccio dopo avere letto le mie poesie. Lui che mi chiama Mia principessa. Poi. I baci nel sottopasso. I litigi furiosi sul corso. Le fughe con il motorino su per le salite. Lui che mi chiede di fare l’amore. La mia prima volta. La sua prima volta.  Il copriletto ricamato, gli specchi con le cornici dorate, l’odore di saponette. Il sapere di averlo fatto senza la coscienza di averne goduto. Quattordici anni io. Sedici lui. Diventeremo due Rockstar, diceva. Aveva quella luce negli occhi. Quella bella, proiettata nel futuro. Creeremo cose belle Léon, dicevo io. Per sempre, principessa. Rispondeva lui. Mano nella mano, una sera ci siamo detti addio. Il mio grande amore finiva con una scopata al chiaro di luna …

Cinestill 400 [keyframe *20112016]

Casa di Ringhiera - Cinestill 400 - keyframe *20/11/2016 - di Lulu Withheld

 a M.B. per quel {Lu senza Pianto} Grace I love you [testo e foto: Lulu Withheld – soundtrack: Mr.Gaunt Pt.1000  by Soap&Skin ]   La giovane donna entra nell’appartamento. La luce filtra nel corridoio di taglio dalla porta a vetri sulla destra, una luce come di memoria, vaga e immortale. La graniglia e le porte bianche di legno e i vetri smerigliati come in certe pellicole dell’infanzia.  La ragazza chiede «Sei venuta per lui?». La giovane donna annuisce, è una cosa scontata, questa, per lei. Per chi altri sarebbe venuta fino a lì.  Un tram che passa di sotto fa vibrare i vetri e cigolare le ante. Come quando si stava in viale Bligny. La ragazza si allontana per parlare al telefono, dicendo «Lo chiamo, lo avverto che sei arrivata. È in studio, è spesso in studio ultimamente». La giovane donna cerca di restare in ascolto, vuole sentire il tono della telefonata, vuole capire. Poi si rende conto che no, non sentirà nulla, del resto non sono più fatti suoi. E torna a guardare verso la linea …

Di carne e d’asfalto – Le CAVIE di Paolo Coppolella e Milo Mussini

Di carne e d’asfalto – Le CAVIE di Paolo Coppolella e Milo Mussini

Il titolo, Cavie. Quella è la prima cosa che mi ha colpito. Cavie, e tutto quel senso osceno e disturbante che Palahniuk si portava dentro il suo romanzo. “Una parola cruda, che riporta a un immaginario di disagio e violenza, nei loro diversi gradi, ma lungi dal volerli raccontare didascalicamente”. Cavie, il progetto editoriale di Paolo Coppolella e Milo Mussini, parla di carne e asfalto e corpi e città e scarti. Una raccolta di fotografie scattate in 35mm, con una vecchia Olympus ritrovata per caso, tra vecchie cose dimenticate. E Paolo porta sempre con sé questa piccola compatta, cammina per la città e osserva le strade, gli angoli, i corpi, le persone. Scatta e ruba momenti, particolari e attimi fugaci di un’umanità fragile e bellissima. È uno sguardo su un mondo nudo e urbano, fatto di personaggi e situazioni, luci e angoli bui; cavie di tutti i giorni, da studiare, capire, o solamente guardare, come quando si raccoglie un insetto in un barattolo e poi lo si libera. Cavie è un racconto per immagini. Cavie …

PERDIDA REINA – mi sono fatta un giro nelLa Festa Nera di Violetta Bellocchio

mi sono fatta un giro nella Festa Nera di Violetta Bellocchio (testo e foto: Lulu Withheld – soundtrack: Vater by Soap&Skin) Lo sapevo e non lo sapevo. Il dolore è l’unica cosa vera che ci è rimasta.   Io questa storia me la sono dovuta scollare di dosso piano lentamente con le mani le dita la pelle, prima di potere dire di esserne uscita illesa. Perché. Perché questa è una storia in cui ci si scivola dentro (a fondo) senza volerlo. È una crepa, questa storia. E quando si decide di cadere in uno squarcio bisogna essere pronti a perdercisi e a segnare il passo come Hänsel e Gretel per poi potersene tornare indietro. Riavvolgere il nastro fino all’inizio. Mettere di nuovo in play. Guardare il girato. Lo vuoi vedere? Lo vuoi davvero vedere?  C’è una crepa in tutte le cose.  Violetta Bellocchio scrive un ritratto di tre filmaker come se fosse un vecchio video in VHS riversato in digitale, una specie di artefatto contemporaneo simultaneo per raccontare un distopico futuro che è già in fieri. …

Can you see in the dark? In memoria di quelli che restano e di chi non c’è più. In ricordo di Scott Hutchison

«Can you see in the dark? Can you see the look on your face? The flashing white light’s been turned off You don’t know who’s in your bed»   Riesci a vedere nelle tenebre, mi chiedo, adesso che nelle tenebre hai ficcato la testa, le mani, le braccia, il tuo corpo robusto, la barba folta, i pensieri, la voce, i sogni, i silenzi. Ora che le parole sono scomparse dalla tua mente, che sei da qualche parte lontana, io sento ancora il tuo cantare dentro a un disco registrato che si ripete nella mia testa. Nel postscriptum di Norvegian Wood – Tokyo Blues di Murakami, si legge “questo libro è dedicato a tutti i miei amici che sono morti e a quelli che restano”. Le pagine del romanzo dello scrittore giapponese sono impregnate di un senso di disagio, insoddisfazione, un’inquietudine che tinge tutta l’atmosfera di tonalità grigie. Tuttavia, dentro l’opera, possiamo cogliere anche una flebile luce: è quella emanata dalle vite di chi resta, di quelli che non si arrendono, ma è la luce anche …

Our Summer of Love – Il ritorno

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Torniamo a Casa di Ringhiera dalla nostra Summer of Love con una valigia piena di sensazioni e nuove idee. Esattamente un anno fa Casa di Ringhiera cominciava il suo processo di cambiamento radicale. In tre anni ne sono successe di avventure. Ne abbiamo parlato con gente che conosce i processi creativi. Casa di Ringhiera nei suoi pochi ma intensi anni di vita ha superato diversi down, abbandoni e momenti di crisi da cui ne esce ogni volta un po’ più forte. In estate, noi che abbiamo la residenza in Casa, abbiamo girovagato in modo instancabile ed estenuante. Abbiamo respirato albe e tramonti, ci siamo ubriacati di birra e bellezza, ci siamo tuffati in fuochi ardenti e onde spaventose e meravigliose. Ci siamo scambiati la pelle, i drink, i numeri di telefono e tutto con una semplicità che dopo il 1° settembre sembra essere svanita nel vento e nella pioggia autunnale. Il risveglio da quella che, prima di chiudere per ferie, abbiamo inconsapevolmente definito Our Summer of Love, è stato quasi in slow-motion, quasi in preda a …

Libro Rotto: intervista a Luca Buoncristiano.

Libro Rotto: intervista a Luca Buoncristiano.

      “Lasciate che mi presenti. Sono Rotto, Joe Rotto un tipo ricco e di classe, piacere di conoscervi”. Eccolo, dunque: dopo anni di apparizioni illustrate e caustiche sentenze, Joe Rotto prende fiato, parola e tutta la scena esplodendo nelle 258 pagine del Libro Rotto di Luca Buoncristiano, romanzo edito da El Doctor Sax Beat & Books di Gabriele Nero. E il piacere, davvero, è tutto nostro. Uno spacciatore di peccati, un dandy nichilista, un manipolatore, un facilitatore. Impeccabile, Joe Rotto non si scompone mai. Piuttosto ricompone i pezzi di un collage pop straordinario, un irresistibile baraccone di ballerine e nani, attori e cantanti celebri masticati e restituiti al pubblico sotto forma di psichedeliche storie umane-troppo-umane che incalzano e disturbano e fanno ridere e fanno riflettere. Parecchio. Carne, nevrosi, dipendenze, ossessioni, omaggi, citazioni, illustrazioni: dentro c’è tutto e tutto risucchia e trascina beatamente tra le infinite le pieghe di questo straordinario mondo Rotto. Non resta che seguirlo sulla sua cattiva strada fino all’orlo del precipizio e godersi il potente, surreale panorama che Joe Rotto generosamente offre. …

[Skate or Die] – Mi sono fatta un giro tra le foto di Alexander Gonzales Delgado

Skate or Die.   E così, improvvisamente, sono seduta sulla panca dell’Happy Days. Sono gli anni ’90. Estate. Ho qualcosa come tredici o quattordici anni. Ho le Converse nere poggiate sul grip di una tavola verde fluo con teschio nero e minuscoli fiorellini bianchi, della Vision. Skateboard sul quale ho investito tutti i miei risparmi in anni di comunioni cresime e compleanni.     Léon, Chix e Fabio stanno facendo le loro acrobazie, saltando sulle gradinate della piazzetta. Io me ne sto lì ferma, a guardarli andare su e giù. Quello che vorrei, più di ogni altra cosa vorrei, è andare da loro e dirgli quanto mi piacerebbe fare qualche trick insieme. Ma invece, invece, sono inchiodata dalla timidezza, mentre fingo di divertirmi a guardare. Guardare e basta.     Poi ecco. Léon che scivola rovinando accanto a me. Un sorriso da parte mia. Una risata di rimando da parte sua. Lui che mi allunga la mano, vuole che l’aiuti a rialzarsi. E così faccio. Il cuore a mille. Lui che si guarda il ginocchio …