All posts filed under: Racconti di Ringhiera

[Surreale. Senza parole grosse e punti esclamativi. Drammaticamente notturno]

[…] Racconterò la vera storia di una donna paranoica innamorata di una carriola che riveste successivamente tutti gli attributi della persona amata, il cui cadavere è stato a suo tempo trasportato su di essa. Finalmente, la carriola si reincarnerà e diventerà carne. Per questo il mio film si intitolerà La carriola di carne. Raffinati o no, tutti gli spettatori saranno obbligati a partecipare al mio delirio feticista, perchè si tratta di un caso rigorosamente vero che sarà narrato come nessun documentario saprebbe fare. […] Salvador Dalì, DIARIO DI UN GENIO. Bisognerebbe avere quella tolleranza metodologia delle vecchie abbigliate di nero, per piegare i foulard notturni umidi di incubi con la forma delle macchie di Rorschach e la consistenza dei film di Terence Fisher. Sospesa dentro le parabole e i lembi di una pompa di benzina. Le luci al neon rotte. Lampeggiano. Mi verrebbe da ridere anche adesso per il ricordo di uno di quei film di omicidi e cellophane. Indosso nella mente una parola e poi un’altra. [servirebbe un coro in lontananza o un déjà-vu, ma …

fujifilm superia 800 [keyframe *20042002]

Ho 24 anni. È notte. Sera tardi, molto tardi. Che esco dal locale a concerto, quasi, finito. Un concerto dei Sol Invictus o dei ‪Death in June‬, non riesco a ricordare. Esco. La pioggia di aprile mi si riversa addosso come una nemica. Illumina l’asfalto di riflessi cyano. I miei stivali attraversano pozzanghere territori regioni. Io attraverso strade, grandi, a doppia corsia. Mi vedo attraversarle, sotto la pioggia. Lo trovo persino poetico. In questo momento.  Raggiungo la cabina telefonica dall’altro lato delle carreggiate. Non ho più credito per chiamare dal cellulare, né per rispondere ai messaggi. Così chiamo Leo dalla cabina. Risponde subito. Dice «Tra mezz’ora sono da te. Nel tragitto parlami che volo in autostrada». Ti parlo finché durano le monete Leo-dalla-bella-voce. La voce. Cazzo.  Le amiche mi chiedevano mi hanno sempre chiesto «Ma cos’è la prima cosa che guardi in un ragazzo in un uomo?» E io rispondevo ho sempre risposto «Le spalle, la voce. Le spalle larghe almeno quanto le mie, la voce bassa distante profonda capace di farmi trattenere il respiro». …

Come la neve.

Come la neve

[di Andrea Vincent Lupino]   Come la neve. Presi una bottiglia vuota dal pavimento e la scaraventai con forza contro uno di quei muri. Ed eccoli là. Frammenti di vetro. La mia mente. Avrei voluto raccogliere tutti quei pezzettini per poi stringerli forte tra le mie mani. Avrei voluto rotolarmici sopra, nudo, e ferirmi fino a dissanguarmi, volevo nutrire col sangue quel pavimento di legno che mi pareva così arido, così secco. Mi misi a piangere. Avrei dovuto fare qualcosa ma non sapevo cosa, avrei dovuto pulire, rispettare quel posto che mi aveva accolto solo un anno prima. Fino a quel momento avevo sempre amato Bruxelles, anche se pioveva fin troppo di frequente, ma ora era come se mi trovassi in un quadro strappato raffigurante una qualche apocalisse nucleare. Andai in bagno e iniziai a vomitare.   E Sara aveva ragione. Avrei dovuto cambiare la puntina del mio giradischi. Ormai non le contavo nemmeno più le volte in cui me lo aveva ripetuto. Sara che era proprietaria della galleria d’arte a dieci minuti da casa …

7500 gradi Kelvin

lulu withheld - 7500 gradi Kelvin - di quando (non) ho incontrato Baricco

[di Lulù Withheld] La luce blu della neve. Un 7500/8000 K. Io sono all’interno. Un posto caldo. Di legno chiaro. E divani bianchi. Molto Maisons du Monde. Sono a un evento, una delle lectures di un noto scrittore. C’è lui che parla di Beethoven. Parla della Nona. Parla di Leopardi. Legge l’Infinito e sono certa di essermi bagnata sul Naufragar m’è dolce in questo mare pronunciato da lui. Con quella cantilena torinese. Mezza terrona, quella pronuncia. Le aperture delle vocali. Lunghe. Sinuose. Che tornano su quando chiudono la parola. Dice, poi lo ripete E il naufragar m’è dolce in questo mare. Cazzo. La lettura poi termina e io cerco di defilarmi per andare a fumare. Prendo un calice di vino rosso, che io non lo bevo neanche il rosso. Ma il bianco con le bollicine è ancora caldo, praticamente imbevibile. Così ripiego sul rosso. Mi fermo a rollare appoggiandomi al muro del corridoio dell’uscita di sicurezza. Poggio il calice per terra e mi accovaccio. Ché è più facile rullare da seduti che non in piedi. …

Lilah

You’re the night, Lilah A little girl lost in the woods You’re a folktale The unexplainable You’re a bedtime story The one that keeps the curtains closed I hope you’re waiting for me ’Cause I can’t make it on my own I can’t make it on my own (Morphine “The Night”) Nel silenzio straripante di solitudine di questo bar vedo una coppia al tavolo di fronte che estrae il cellulare dalla tasca della giacca. In contemporanea, quasi in sincrono. Quasi fosse un gesto preparato da tempo. Tanto tempo. Da quando han proibito di fumare nei locali, lo smartphone ha sostituito la sigaretta. Che i silenzi possano mettere a disagio lo dicevano anche in Pulp Fiction. John Travolta e Uma Thurman seduti al tavolo del Jack Rabbit Slim’s. Ed eccolo lì. Il disagio. L’argomento di conversazione che proprio non arriva. Panico. L’ansia di dover dire per forza qualcosa. Non posso fumare qua dentro allora tiro fuori lo smartphone. E li vedo ridere. Cosa che pochi attimi prima nessuno dei due faceva. Quando lo spirito è così digitale, …

A quiet life

Cara Casadiringhiera, è mezzanotte circa e sono un tutt’uno con il divano del mio soggiorno. La mano sinistra sulla pancia. La destra invece è senza forza alcuna, poggiata sul cuscino di fianco a me. Cinge il telecomando. È una notte complicata. Tumultuosa. Non ho voglia di dormire e darei fino all’ultimo dei pochi euro che ho nel portafogli, per evitare di chiudere gli occhi. Sono fortunato, cara Casadiringhiera. Su Rai 4 sta iniziando un film. Un film che non conosco. Un film che però mi cattura già dal primo fotogramma. È la storia di Rosario, pentito di camorra, scappato in anonimato in Germania. Rosario ama il silenzio. Soprattutto quello della foresta nella quale vive e gestisce un ristorante-albergo. La sua quiete ed i suoi silenzi mi rapiscono. Mi spengono tanto che ad un certo punto le mie orecchie odono i suoni provenienti dalla tv, in maniera ovattata. Come se il rumore degli altoparlanti fosse mediato dal silenzio dell’appartamento nel quale mi trovo, sommato ai silenzi della foresta di Rosario. Lo stacco pubblicitario che arriva a …

Grigio notte

È quasi notte e piove. Piove sempre in questa città grigia che non è la mia. E ho sbagliato scarpe, me ne accorgo solo adesso che sento l’umidità salirmi su per tutto il corpo. Aspetto il tram, l’ultima corsa. Una serata fuori, con le solite persone, con le scarpe sbagliate e piove. Mentre aspetto mi accendo una sigaretta, che a quest’ora è sempre l’ultima rimasta nel pacchetto. Osservo le goccioline d’acqua scendere sul plexiglas della pensilina, su una pubblicità sbiadita di non so che cosa e su una scritta lasciata da qualcuno, che si intravede appena, il silenzio c’è. Sorrido, è come “Dio c’è”, penso. Ecco arriva il tram, mi piove sulla testa quando salgo, l’autista borbotta qualcosa su questo tempo “che non perdona”, annuisco e mi siedo. Tram vuoto e autista assonnato. Qualche fermata dopo, sale un altro viaggiatore, in questa notte grigia e senza scampo. Resta in piedi, il Viaggiatore, e incrociamo lo sguardo, inevitabilmente. Lui ha gli occhi grigi, mi sembrano grigi, in questa notte infinita e senza colore. È un attimo, solo un interminabile momento. …

Out of the Blue

  Mi infilo nella sua doccia mi lavo il collo le mani il torace le gambe e l’acqua fredda mischiata al sudore del contatto diverso mischiato all’odore senza odore dell’acqua fredda ghiacciata l’acqua ghiacciata sul corpo come nei pensieri paradossale metafora per uccidere il pensiero che non voglio averlo più questo pensiero. Di amore. Di niente. Un Assedio qui nel bagno che devo sempre avere delle foto per avere la certezza dell’accadimento. Di questo. Di questa decisione di uccidere il pensiero. Sciocco. Labile. Da idiota. Le lacrime le lascio camuffare all’acqua che viene giù. Il freddo. È uguale. E fuori dalla doccia stendo le braccia e lascio cadere l’asciugamano che copriva coprire non posso non voglio il mio sesso un pezzo di libertà o qualcosa di simile. Scatto.   La rappresentazione. Penso. Il pensiero. Piango. Lacrime bianche sperma del pensiero che non si uccide in un pomeriggio sotto la doccia che non si uccide neanche nel tempo a venire che non si uccide perché non voglio forse alla fine ucciderlo. Che io cazzo sono chiusa …

La casa sul faro

Foto di Sara Mignogna Eppure sembrava tutto così maledettamente vero. Intere giornate di pioggia buttati nel letto a disquisire sul futuro, a progettare la casa sullo scoglio vicino al faro così, dicevi, prima o poi una sera avremmo potuto assistere a qualche salvataggio di navi e dare soccorso ai naviganti offrendogli un tè fumante, il nostro preferito. Viaggi programmati alla perfezione: un anno una meta scelta da te e quello successivo da me. Estati, invece, da trascorrere in casa. Tanto il mare lo avevamo già! Ma è arrivato l’ennesimo inverno e continuo a restare solo io nella resa di un’assenza che è ancora mistero e nostalgia, e le tue tante, innumerevoli, inconcludenti parole. Testo e foto di Sara Mignogna

This is a Lie.

But this isn’t truth this isn’t right This isn’t love this isn’t life this isn’t real This is a lie Qualche anno fa un carissimo amico mi ha regalato, durante una delle nostre notti, un libro di fotografie di Dave McKean (illustratore e artista geniale, nonché collaboratore storico di Neil Gaiman). Il titolo del librino è Black and White Lies. Io e il mio carissimo amico ce ne siamo detti di bugie. Senza motivo alcuno, a ripensarci oggi. Ma nelle storie a due non si può mai sapere dove finiscono le verità e dove cominciano le menzogne. Il confine labile delle cose, sempre. A definire. L’ho riaperto oggi quel libro a proposito di LIES. E di botto mi sono venute in mente un po’ di cose. Tipo che dopo avere mentito occorre buona memoria. Oppure che da ragazzina ho mentito circa un tipo bellissimo che avrei limonato seduta stante e invece mi sono ritrovata a essere oggetto di desiderio di buona parte della frangia gaia del liceo. Che ho raccontato a mia madre che ero …