All posts filed under: Racconti di Ringhiera

Léon was here [ilford F plus 50 – 08/2000]

Léon was here - Lulu Withheld

Léon was here 08/2000 – Ilford 50 b/w (testo e foto di Lulu Withheld) Léon. Lui che sorride con gli occhi prima che con le labbra. Quegli occhi neri nerissimi tagliati. Stretti. Che suona il basso e arrangia canzoni che gridano e squarciano l’aria. Lui che fuma Chesterfield aspettandomi fuori da scuola. Che applaude prendendomi in braccio dopo avere letto le mie poesie. Lui che mi chiama Mia principessa. Poi. I baci nel sottopasso. I litigi furiosi sul corso. Le fughe con il motorino su per le salite. Lui che mi chiede di fare l’amore. La mia prima volta. La sua prima volta.  Il copriletto ricamato, gli specchi con le cornici dorate, l’odore di saponette. Il sapere di averlo fatto senza la coscienza di averne goduto. Quattordici anni io. Sedici lui. Diventeremo due Rockstar, diceva. Aveva quella luce negli occhi. Quella bella, proiettata nel futuro. Creeremo cose belle Léon, dicevo io. Per sempre, principessa. Rispondeva lui. Mano nella mano, una sera ci siamo detti addio. Il mio grande amore finiva con una scopata al chiaro di luna …

Case di cartone ed entomologie da strapazzo.

Casa di Ringhiera – Case di cartone ed entomologie da strapazzo. - Cristina Rizzi Guelfi

Nelle case il tempo passa più lento, i capelli sul pavimento diventano più scuri e senza la cornice del linoleum. Qualcosa di torrido infesta gli appartamenti. Si tratta di movimenti studiati nei particolari, occorre fare attenzione alla posizione delle sedie, ai movimenti delle tende, ai soprammobili superflui. Le case sono popolate da donnine spuntate per caso, ai piedi di una collina di feci, oppure montate alla rovescia, con viti troppo piccole infilate nelle giunture più importanti e con voluminosi cavi e lacci metallici collocati direttamente nelle minuzie, sulla pelle di velina, nell’attaccatura dei capelli, sulla pellicina delle unghie. Mostri macchinosi, vestiti di veli e scarpette leggere. Tra i vapori delle tinture per capelli che si mescolano all’aroma della brodi di pollo, tirate per i capelli dalla routine, sedute su una poltrona verde delle ambiguità. Quel filo dorato e noioso dei giorni infilati, dei mercoledì banali e feriali, dello stesso posto a sedere tavola, degli amici dai nomi conosciuti e dai volti stranieri. Case con pareti troppo colorate dall’odore della paura e dal richiamo della fuga. Tutto …

Il germe dell’attesa.

L’attesa, quando arriva, non si può dirle niente. Non un insignificante rimprovero. Non un ammonimento biascicato, non un avvertimento trascinato fra palato e lingua.  Il germe dell’attesa arriva con la noncuranza di una barba non fatta e i capelli in disordine. Arriva con quel particolare gusto nell’aspettare davanti alle porte, prima di spalancarle. È l’attesa raminga, della salvaguardia a ogni costo, delle unghie infilate nelle poltrone. Le attese sono bicchieri colmi di lombrichi su tavole disinfettate, sono un microscopio fatto con resti di macchine fotografiche in rovina e cannocchiali ricavati con vetrini introdotti in un ramo. L’attesa passeggia accanto alla stanchezza. E tira le maglie come un furetto molesto alla ricerca di un cielo stabile sotto nuvole schizzate dal sole, fronde scure e epidermide secca. È un viso costantemente in ricerca di mani aperte e visiere per pensieri. Marchingegni lucenti per denti e macchie di lampone sulla pelle. Ci misuriamo le ossa, e in attesa, respiriamo il suono degli usci.

Disfattismo remoto

Vuoi vedere la  prigione che ho costruito con i bastoncini dei ghiaccioli? ( Jonathan Franzen, Le correzioni) La prigione Mi sono scordata il mio nome e sono diventata solo presente. Ho mattini automatici che prevedono gambe che trovano forza da sole, mani che smorzano fornelli, maniglie che si schiudono per inseguire la porta del bagno. I miei mattini hanno calzature e acqua ghiacciata, con il rimbombo dei pensieri soffusi dei fili d’erba bagnati di nebbia. Le azioni hanno vinto anche con me, che adoravo poltrire in quell’odore ancora serrato di sogni e streghe anestetizzate con sonniferi scaduti. Ho sotterrato gli stati stati d’animo, quelli angosciosi che si possono avere solo dopo la lettura di Visions of Gerard di Kerouac, quelli che trovavano conforto solo al buio del portico, con la schiena appoggiata alle cortecce. Ora preferisco ricordare tutti i palazzi accesi di luci gialle verso sera, le pesche sbrodolate sui gomiti e i miei modi sghembi. Posso sempre vaneggiare sui crateri della luna, sui cosmonauti con le stigmate. Però sono attratta dagli stessi giardini con abitazioni di …

Cinestill 400 [keyframe *20112016]

Casa di Ringhiera - Cinestill 400 - keyframe *20/11/2016 - di Lulu Withheld

 a M.B. per quel {Lu senza Pianto} Grace I love you [testo e foto: Lulu Withheld – soundtrack: Mr.Gaunt Pt.1000  by Soap&Skin ]   La giovane donna entra nell’appartamento. La luce filtra nel corridoio di taglio dalla porta a vetri sulla destra, una luce come di memoria, vaga e immortale. La graniglia e le porte bianche di legno e i vetri smerigliati come in certe pellicole dell’infanzia.  La ragazza chiede «Sei venuta per lui?». La giovane donna annuisce, è una cosa scontata, questa, per lei. Per chi altri sarebbe venuta fino a lì.  Un tram che passa di sotto fa vibrare i vetri e cigolare le ante. Come quando si stava in viale Bligny. La ragazza si allontana per parlare al telefono, dicendo «Lo chiamo, lo avverto che sei arrivata. È in studio, è spesso in studio ultimamente». La giovane donna cerca di restare in ascolto, vuole sentire il tono della telefonata, vuole capire. Poi si rende conto che no, non sentirà nulla, del resto non sono più fatti suoi. E torna a guardare verso la linea …

Perché la fatina dei denti, nella realtà, è un bracconiere.

Perché la fatina dei denti, nella realtà, è un bracconiere.

  Le si vede sempre passare baldanzose e lambire gli orditi su tavolini marmorei, serrare gli usci delle sala di posa solo per il piacere di ascoltarsi o godere delle dita delle truccatrici preordinate a stagnare sudore e lucidità. In quei boudoir di facciata, abita una varietà inesauribile di irreali realtà. Il salotto è un pannello, gli scaffali hanno volumi finti, l’acquazzone alle finestre ha origine da una macchina, eppure, a volte, i capelli sono veri, creati solo per loro, veri come le mani delle sartine. Quelle che si angosciano sul serio per le allacciature non funzionanti. Gli autografi sono autentici: inchiostro su ricevute della spesa, inchiostro su fogli di quaderni strappati, sul retro di libretti di risparmio, inchiostro sulle mani. Ed esistono cose, dentro quegli studi, che sono sode e concrete più delle mensole dei truccatori, più essenziali dell’acqua gasata di marca. Esiste una realtà, magari riscaldata, che corrisponde ad una distorta idea di bello. Quella musichetta che inquadra il viso dei personaggi principali in aureole colorate, una canzoncina che agisce da sveglia per i …

ZONA DI TRANSITO

Racconti di Ringhiera - Zona di Transito - Mimma Rapicano

E a volte, credetemi, non vedere e non sentire è stata la mia salvezza.   Il giorno dura sempre di meno e il felice matrimonio estivo tra il sole, la luce e gli esseri umani sta per finire. Addio ai romantici tramonti, addio alle notti stellate e alle lunghe passeggiate sulla battigia. L’estate si spegne lentamente con grande dolore di chi si sente il figlio prescelto della bella stagione. In estate tutti sono alla ricerca della vacanza perfetta, le città sono invase da turisti chiassosi e improvvisati critici d’arte, comitive senza età migrano di spiaggia in spiaggia con corpi sconci e una felicità spicciola. Tutto questo fracasso estivo è solamente un’illusione per rendere più sopportabile la misera condizione degli esseri umani. Ma io sono strana, me lo ha detto anche il postino l’altro giorno perché mi sono rifiutata di accettare una lettera indirizzata alla mia vicina. Sono strana e trasandata da far paura e secca come uno scopettino, così dice mia madre ogni volta che passa a trovarmi. Le parole più cattive nella vita le …

In ordine sparso.

© Cristina Rizzi Guelfi - In ordine sparso - Racconti di Ringhiera

Ci sono persone che vanno viste con la mente per capire. Lei dovete immaginarla con un paltò scarlatto e le galosce da pioggia intervallata da quadratini di cartone color cioccolata di nastro adesivo. Ma quest’immagine è solo una panoramica, che rende giustizia solo a uno sguardo dato in cima a un piccolo aeromobile graffiato di blu. Lei sembrava vivere in un plastico di ciliegio. Medicava le sue incompletezze con affetto certosino. Nettava le seggiole e ricollocava le tavole di legno con calma e concentrazione. Il disordine nella sua testa e l’ordine intorno a sé. Si spostava nella sua tana come un ragno d’appartamento con una scrupolosità rallentata, un senso di già visto, una dimissione solerte. Quando raccoglieva le polveri, pareva un levare nutrimento alle cose: alle reni dei libri, alle zampe degli scrittoi, alle sue teste di lume. Si spingeva nel mondo con la quiete degli influenzati, la coscienza della transitorietà e la gravità di un collo greve. In cambio poteva vantare la clemenza per i contorni, il non lamentarsi per poco, la transitorietà delle …

Kodak Portra 400 [keyframe *18032018]

Kodak Portra 400 [keyframe *18042018]

Ci sei tu. Sei dentro la vasca. Un po’ di schiuma ti si è incollata sui capelli e sulla barba. Mi viene da sorridere per la dolcezza dell’attimo. La porta è rimasta aperta e un po’ ti si intravede. Quel che basta. La luce è di un giallo slavato, il bianco riflette il blu del giorno. Sei pensieroso, oggi. Poi un rumore, un pensiero eccolo ti domina e ti alzi di scatto, l’acqua sul tuo corpo. La schiuma che scende. Lo specchio alle tue spalle rimanda un te stesso. Che guardo. Che guardi. I tatuaggi, i peli, il corpo. Un piede dentro, uno fuori. Rischi di scivolare, quasi di una tenerezza comica. Cerchi il telefono. E rispondi. Bagnato, rispondi. L’immagine dopo sei tu. Stai sbirciando da dietro un vetro, le persone. Il vetro non è perfettamente pulito e getta ombre sul tuo viso. Curioso questo gioco di luci e ombre. Ti somiglia. Sei in pausa. In realtà non le guardi neanche, sei lontano anni luce da quelle persone. Stai pensando ad altro, perché in quei …

[Surreale. Senza parole grosse e punti esclamativi. Drammaticamente notturno]

[…] Racconterò la vera storia di una donna paranoica innamorata di una carriola che riveste successivamente tutti gli attributi della persona amata, il cui cadavere è stato a suo tempo trasportato su di essa. Finalmente, la carriola si reincarnerà e diventerà carne. Per questo il mio film si intitolerà La carriola di carne. Raffinati o no, tutti gli spettatori saranno obbligati a partecipare al mio delirio feticista, perchè si tratta di un caso rigorosamente vero che sarà narrato come nessun documentario saprebbe fare. […] Salvador Dalì, DIARIO DI UN GENIO. Bisognerebbe avere quella tolleranza metodologia delle vecchie abbigliate di nero, per piegare i foulard notturni umidi di incubi con la forma delle macchie di Rorschach e la consistenza dei film di Terence Fisher. Sospesa dentro le parabole e i lembi di una pompa di benzina. Le luci al neon rotte. Lampeggiano. Mi verrebbe da ridere anche adesso per il ricordo di uno di quei film di omicidi e cellophane. Indosso nella mente una parola e poi un’altra. [servirebbe un coro in lontananza o un déjà-vu, ma …