All posts filed under: Musica

Lucio Battisti e la percezione dell’amore

Non sono mai stata una da musica italiana. L’ho sempre trovata forzata rispetto alla fluidità che caratterizza quella inglese o americana. Gli artisti italiani in circolazione -parlo di quelli più commerciali- non li ho mai neanche considerati. “Sono solo canzonette”, dice in chiusura un noto brano di Edoardo Bennato del 1980. Non sono nemmeno una grande fan degli eccellenti esempi di cantautorato italiano (De Gregori, Dalla e compagnia bella, per intenderci.) L’unico punto debole che ho è Lucio Battisti. Ecco, lui mi piace. Trovo che i testi siano poetici. Le melodie mi stregano. Nell’ultimo periodo è come se lo sentissi nell’aria. È una storia molto strana, perché è cominciato tutto verso la fine dell’inverno. Ho riascoltato Amarsi un po’e, che ci crediate o meno, mi ha lasciato di sasso come riesce a farlo solo il tepore della primavera (“però volersi bene no”). Mi trovavo in un periodo di transizione, uno di quei passaggi obbligati: restare a galla o sprofondare nello spleen. Da un lato c’era la fine del freddo, l’accidia, e dall’altro Battisti mi diceva costantemente che la vita …

Musica, Eggregora, Omid Jazi, Tooting Bec

Quando ascoltate un brano vi ponete mai domande che vorreste fare a chi ha prodotto quei suoni e quelle parole? Oggi dalle domande non se ne esce vivi. Ho proposto questa apparentemente semplice ma insidiosa intervista a Omid Jazi, di cui abbiamo già parlato in quella che non amo definire una recensione di Tooting Bec, il suo secondo album in studio. E’ stata una chiacchierata su ciò che ruota intorno ai pianeti che compongono il mondo artistico di Omid, che ha da poco rilasciato il video del suo brano Eggregora. Chi è Omid Jazi? Figlio di emigrati, uno che non ha visto una famiglia per la maggior parte della propria vita. Che non ha conosciuto la stabilità. Che per questo fa di tutto per creare il proprio mondo. Cosa ti ispira nella vita di ogni giorno? Rispetto a tutto quello che potrei immaginarmi, un passerotto sul marciapiede mentre cammino, un bambino che chiude gli occhi rivolto al sole e sorride, qualcuno che aiuta un bisognoso per strada, un amico che mi chiede come stai? In cosa credi? …

Fenomenologia di Lana Del Rey

Gli artisti, di qualsiasi categoria facciano parte, creano un personaggio. Pensate a gente del calibro di Bowie, Wharol, Capote. C’è un fulcro, una base d’appoggio attorno alla quale ruotano diversi altri aspetti e caratteristiche peculiari. Quelli che ti fanno affermare la grandezza di un personaggio pubblico.  Poi ci sono altri tipi di personaggi, che mutano in modo camaleontico, sfruttando l’onda di una linea generale, o creandone una tutta loro. Pensate a Lady Gaga. Lei è l’esempio più immediato che abbiamo di trasformismo nel mondo della musica. Tant’è che Miss Germanotta ha creato un alter ego maschile, Jo Calderone, sotto le cui spoglie si è presentata ai VMA nel 2011. Uno dei personaggi camaleontici che preferisco è Lana Del Rey, all’anagrafe Elizabeth Woolridge Grant. Le sue prime apparizioni in televisive, parliamo del 2012, sono impacciate, timide e se da un lato inteneriscono lo spettatore empatico, dall’altro permettono ai più critici di dire: “Ma chi è questa tardona?” Se non fosse che Lana già in quel caso stava interpretando il suo (neanche primo) personaggio. Se scavate nelle profondità dell’archivio …

The less I know the better: una surreale visione (tra pon pon, King Kong e pop art)

di Valentina Rinaldi Un classico. Giovani studenti e i loro sguardi che s’incrociano in silenzio. Il pallone da basket che rimbalza e riecheggia nella palestra e lungo i corridoi insolitamente deserti di un liceo qualsiasi. Sospiri. La musica che ancora non parte. Vai dentro, dunque, oltre quel silenzioso affanno. La camera che s’infila nell’angusto armadietto, passa rapida tra pochi essenziali oggetti in penombra, sfiora prima un libro, poi sneakers, canotta appesa a lato, e poi vai al centro della scena, ecco, la banana gialla, tra un gorilla in miniatura adagiato e un trofeo di basket. Vai oltre, dunque, vai dentro quello sfacciato richiamo voyeur. La luce filtra dalla fessura, lo sguardo si fa curioso, denso e affannoso, e scivola complice su quella scena e tra le cosce spalancate della provocante innocente fanciulla. Vai a quel sospiro, nel bel mezzo di un tormento carnale. Cambio di scena: la musica fa sollevare il capo e dilatare quelle palpebre a fessura tremolanti. Le immagini esplodono, ammiccano e solleticano. E via, via, togliete dalla faccia quel sorrisetto da liceale …

Father John Misty vs. Josh Tillman: incontri che cambiano le prospettive

Ad oggi, 29 dicembre 2015, sarete sicuramente tutti (o quasi) impegnati nei preparativi per il vostro Capodanno. Che lo passiate in famiglia o altrove, prendetevi un paio di minuti per staccare dal delirio delle festività. Conoscete Father John Misty, aka Josh Tillman, no? Bene. Ho ascoltato e riascoltato The Night Josh Tillman Came To Our Apt. ed ho guardato e riguardato il video del brano, trovandolo poesia pura. Pare che nel videoclip Father John Misty e Tillman si incontrino per caso in un caratteristico bar americano. I due si ritrovano a chiacchierare al bancone come due perfetti sconosciuti. Cominciando a bere insieme. Questo è il preambolo di una serata di baldoria che prosegue in casa di John, tra cocaina e tuffi in piscina. La bellezza poi arriva nel momento in cui John e Josh si baciano e fanno l’amore. Ma ci pensate? Baciare sé stessi? Ha un significato molto profondo. Svegliarsi il mattino successivo, da soli nel letto, come nel miglior copione americano. Ripercorrere con la mente i frame della notte precedente. Accorgersi del mal di testa dovuto a quello …

Riflettersi in qualcosa di difficile: Mainstream — Calcutta

Se mi chiedessero di definire con un aggettivo Mainstream di Calcutta, penso che sceglierei “semplice”. Attenzione, con questa qualificazione non intendo nulla di negativo. Questo perché il giovane cantautore di Latina parla di situazioni che solo all’apparenza sono semplici, di portata quotidiana, mainstream. Una delusione d’amore l’abbiamo attraversata un po’ tutti. Sappiamo che non è la fine del mondo, che ci riprenderemo. Calcutta con i suoi testi e le sue atmosfere ci permette di pensare: “Ehi, ma questo è successo anche a me. Ma allora non sono l’unica sfigata che si è trovata davanti uno stronzo!” Cosa mi manchi a fare è proprio un brano che vuole mettere in chiaro una situazione: io da te non ho voluto amore volevo solo scomparire in un abbraccio Si può confondere l’affetto con l’amore? Eppure il confine è molto labile e facilmente valicabile. E Calcutta allora chiede: cosa mi manchi a fare? tanto mi mancheresti lo stesso Nell’apparente semplicità di sentirsi inadatti alle relazioni, incapaci (chi vive in provincia lo sa benissimo) di abitare e vivere la metropoli — Milano in questo caso — che è “la corsia di …

I mondi infiniti di Omid Jazi

Immagini potenti e surreali, suoni eleganti mandati in loop e una voce pulita, tagliente e leggermente electro. Questi sono gli ingredienti che compongono un disco come Tooting Bec, secondo lavoro da solista di Omid Jazi. Il polistrumentista italiano dalle origini iraniane da un anno vive a Londra, dove a quanto pare si può vivere di musica senza dover entrare nelle grazie delle etichette discografiche. La particolarità di questo lavoro sta prima di tutto nella sua pubblicazione. Tooting Bec non è stato pubblicato da un’etichetta discografica, ma da una casa editrice. Secondo Omid questo è un modo rinnovato di concepire la musica, come qualcosa di correlato alla letteratura. Perché anche una canzone, come un romanzo, racconta sempre una storia. Le visibili influenze in Tooting Bec sono Battiato, per quanto riguarda l’immaginario da cui Omid attinge, e i Verdena, in quelle caratteristiche parti disperatamente urlate. A proposito del gruppo rock del bergamasco, Omid Jazi ha partecipato al Wow tour, in cui si è guadagnato l’appellativo de “il quarto Verdena”. Un primo ascolto dell’album ci porta a un insieme di concetti tutti da capire, che …

Mi sono decisa ad ascoltare i Blonde Redhead

Quando scopro musica nuova tendo ad ascoltarla in modo ossessivo. Questo è successo anche con una band che è tutto fuorché una novità. Loro sono attivi dal ’93. Di anni allora ne avevo quattro e prima di decidermi ad ascoltare i Blonde Redhead ne sono passati ben ventidue. Il primo brano che ho ascoltato è stato 23, pezzo di apertura dell’omonimo album uscito nel 2007. La voce di Kazu Makino sembra quanto ci sia di più simile a quella di una donna gatto. I riff, i tempi della batteria, i giri di basso, sono raffinati. E anche quando i suoni sono più sporchi e rock, hanno sempre un sound elegante e nitido. La band newyorkese però è per metà italiana e per metà giapponese. I gemelli milanesi Amedeo e Simone Pace, e le giapponesi Kazu Makino e Maki Takahashi, erano la formazione di partenza. Dopo l’uscita dalla band della Takahashi, tra l’altro molto presto, i restanti componenti decidono di continuare come trio. I primi album sono molto più psichedelici, rozzi, quasi hardcore. Se ascoltate In An Expression of the Inexpressible, presente nell’omonimo …

Intervista a Greg Gonzales dei Cigarettes After Sex

di Mariateresa Pazienza Vi è mai capitato di ascoltare per caso un artista o una band e di innamorarvene perdutamente? Giovedì scorso sono stata a una tattoo convention ed è stato un bel pomeriggio che ho trascorso tra amici, musica e tatuaggi. Quando sono uscita dall’evento pioveva a dirotto. Mi sono infilata velocemente in macchina e sono tornata a casa. Ho trovato in un post di Repubblica XL su Facebook Nothing’s Gonna Hurt You Baby dei Cigarettes After Sex. Quel basso iniziale, la voce del cantante (in principio ho pensato fosse una voce femminile), il mood del pezzo, tutto mi ha lasciata imbambolata. Come quando vi innamorate. Conoscete la sensazione, no? Il vuoto allo stomaco, quella mancanza continua di fiato, il sorriso sciocco che si disegna sul volto. Sì, insomma mi avevano colpito in modo particolare. E quella sensazione mi era mancata per un po’. Ho cercato altri brani da ascoltare e ne ho trovati ben pochi. I Cigarettes After Sex hanno pubblicato un EP di quattro brani nel 2012 e un singolo a giugno 2015. I ragazzi non sembrano …

Will Butler-Policy

Nella famiglia Arcade Fire Will Butler, il fratello polistrumentista del frontman Win, è sicuramente il più schizzato e allo stesso tempo geniale dei due fratellini. Nei live si aggira come uno psicotico selvaggio, arrampicandosi sulle colonne dei palchi e contorcendosi come un novello Iggy Pop. Proprio per questo motivo, quando lo stesso Will annunciò il suo debutto da solista, ero molto curioso di sapere, e allo stesso tempo ascoltare, la piega musicale che avrebbe preso la sua nuova avventura. Policy, registrato nell’arco di una sola settimana in uno dei luoghi più importanti e mistici della storia del rock, gli Electric Lady Studios di New York dove ancora oggi si respirano gli assoli e le magnifiche composizioni di Jimi Hendrix, è suonato interamente dallo stesso Will, aiutato soltanto dal fedelissimo batterista Jeremy Gara, si presenta come un excursus delle radici musicali e popolari dell’artista rivestite di abiti adatti al terzo millennio. Butler utilizza una grande varietà di stili come il rock’n’roll , il garage, la new wawe, il synth pop e il funk anni 70 che rendono il disco assolutamente al di fuori …