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Sognando California

L’altro giorno ho scritto un racconto ambientato a Los Angeles. La protagonista aveva lasciato il sud Italia per la California. Niente, mi sono divertito un po’, come faccio di solito. Ho immaginato un appartamento di un posto in cui non sono mai stato — e in cui vorrei tanto andare, com’è normale che sia. Ho collegato i fili della mia immaginazione e mi sono lasciato trasportare in un luogo che non so nemmeno come profuma. Non c’è nulla su cui scherzare, gli odori sono importanti. Il resto l’hanno fatto i libri, la musica, i film e le serie TV che tanto mi hanno fatto perdere la testa per il made in USA. Los Angeles, l’acerrima nemica di New York. La città californiana dove fa caldo tutto l’anno, con tanto di Babbo Natale in costume da bagno, e si suda come se non ci fosse un domani. La rivalità tra i due simboli per antonomasia degli Stati Uniti è qualcosa che non si smette di respirare, anche nei momenti meno opportuni. Bret Easton Ellis ha provato ha gettare …

Pensavo fosse Hemingway e invece era Padre Pio

Ero in auto e tornavo dal centro commerciale. Per la strada non c’era chissà quale grossa presenza di automobilisti. In pieno sabato post pranzo non mi aspettavo di certo la strada deserta, eppure mi sbagliavo. Sarà che nel primo pomeriggio del fine settimana la maggior parte della gente preferisce fare altro invece di passare in rassegna gli scaffali di un ipermercato qualsiasi. Come sottofondo musicale c’era Father John Misty. Forse era proprio la sua When You’re Smiling and Astride Me a farci riflettere nel silenzio successivo alla confusione da luogo saturo d’aria ovattata. In un modo o nell’altro si deve pur uscire dal quel senso di nausea puntualmente provocato dal clima finto della mega struttura. Non so a cosa pensava la mia compagna di viaggio, ma io avevo i miei pensieri impegnati sulle montagne che ci affiancavano lungo il percorso — sono davvero pochi i chilometri che percorro ogni volta che vado al centro commerciale della mia zona. Il sole ci colpiva in pieno e noi non potevamo fare altro che approfittare della situazione per scaldarci un po’ attraverso …

La nebbia come rifugio

Le prime luci dell’alba portano con se tutto lo stupore di un nuovo inizio. Ogni giorno è un’incognita che si realizza, e che attraverso il nostro sguardo prende forma. La notte appena trascorsa è stata gelida, come se l’autunno avesse lasciato il posto ad un inverno sempre più prepotente. Ho guardato fuori dalla finestra quel poco che si illuminava con i primi raggi di sole. Un agglomerato di vapore indefinito sovrastava tutto il vicinato. Il quartiere in cui abito si riempie di gente solo in estate. Durante la stagione fredda ci conosciamo tutti. Gli alberi che costeggiano le strade principali non li ho mai persi di vista. Come se ognuno di loro avesse un nome ben preciso. Quando stacco dal lavoro, giunto all’ingresso del quartiere in cui abito, mi fermo a fissarli. In alcuni casi tocco la corteccia umida del tardo pomeriggio per poi annusarmi le dita. Un profumo inteso si sprigiona, esaltando i miei sensi. Quando cala la nebbia, il quartiere perde la sua forma. La fisionomia del posto che abito diventa indistinguibile, e …

Claire Bretécher e i frustrati francesi

L’opinione comune associa il fumetto all’infanzia (ve ne ho già parlato qui). La verità però è un’altra. Il fumetto è un genere letterario a tutti gli effetti ed entra di diritto nel club tra la poesia, la narrativa e il teatro. Hugo Pratt descriveva il fumetto come “letteratura disegnata” e la definizione non fa una piega. Se poniamo sullo stesso livello critico l’analisi di un racconto e quella di un fumetto, ci rendiamo conto che ad esempio c’è una prospettiva -un punto di vista- in entrambi. Inoltre nel fumetto, così come nel romanzo, c’è un insieme di personaggi. E come nell’opera teatrale, c’è una scena visiva. Se sentite ancora qualcuno dire che i fumetti non sono letteratura, portategli questo post come risposta. Tra i fumettisti, conosciamo tutti Charles M. Schultz e i suoi Peanuts, Guido Crepax e la sua bellissima e sensuale Valentina, e Corto Maltese di Hugo Pratt. In pochi però conoscono le donne fumettiste, e da questo noto un certo ambiente prettamente maschile. La fumettista francese Claire Bretécher è stata apprezzata da Roland Barthes e definita per …

Capote e la gentrificazione di Brooklyn

L’incubo ricorrente degli abitanti di Brooklyn è quello di uscire di casa e percorrere nuove strade del borough, non riconoscendo più quelle abituali. È in atto un cambiamento tutt’altro che lento, e trascina con se tutti i caratteri che rendono riconoscibile — e incalcolabile — quello che è il proprio vissuto. Sembra essere sotto l’effetto di una droga che estranea e rende il passato diverso da quello che accomuna tanti di loro, favorendo l’ascesa di una mutazione sempre pronta a dislocarli altrove. Per alcuni è un incubo da cui non è affatto facile svegliarsi, per altri rappresenta l’eldorado. Chi coglie il lato positivo di un trauma qualsiasi e chi invece decide inconsciamente di sottostare ai dettami del panico di massa, optando per quello negativo. Negli ultimi anni non si fa altro che parlare del fenomeno della gentrificazione che sta investendo numerose città di tutto il mondo. Le zone che una volta erano centro della criminalità, posti malfamati, e somme di edifici industriali, vengono rivalorizzate attraverso una serie di processi che mirano alla rinascita di quello che ormai era dato per spacciato. …

Didone, per esempio — Nuove storie dal passato

Due libri hanno segnato l’inizio della mia avventura di lettrice: il primo è stato Le avventure di Tom Sawyer, capolavoro dell’arguto Mark Twain, e l’altro un vecchio libro di narrativa che risale alla mia prima media, e che introduceva in modo molto simpatico e bimbesco le storie della mitologia greca. Il primo ha gettato le basi per il mio futuro ed attuale amore folle verso la letteratura americana, il secondo mi fa adorare ancora oggi tutto ciò che riguardi quella vecchia banda di matti che abita l’Olimpo. Grazie a Twitter, un bel giorno scopro che questa particolare passione per le folli storie che la mitologia greca ci ha regalato, la condividevo con una geniale penna, quella di Mariangela Galatea Vaglio (insegnante, scrittrice e autrice del suo personalissimo blog: ilnuovomondodigalatea.wordpress.com). L’ironia di questa donna mi ha letteralmente conquistata. Didone, per esempio (Castelvecchi, 2014), questo il nome del libro, è un dissacrante racconto su alcuni dei miti greci, dei personaggi importanti della storia dell’impero romano, delle loro consorti, amanti e chi più ne ha più ne metta. Galatea smonta magistralmente quell’aura celestiale che questi personaggi, nell’immaginario …

I piaceri della censura

Nel corso degli anni la censura ha cambiato faccia diverse volte. Il legislatore ha pian piano fatto finta di allentare la presa, concedendo spazio a qualsiasi cosa lo richiedesse. Una mossa astuta, visto quello che accade al giorno d’oggi. Ai giornali si consente di pubblicare articoli scomodi — quei pochi che in Italia ancora lo fanno –, ma qualora non dovesse piacere alla persona interessata si può avviare un procedimento giudiziario, per la gioia degli avvocati e dei giornali stessi. Nell’ultimo periodo, osservando la serie di avvenimenti che ci riguardano da vicino — chi in maniera diretta e chi in maniera indiretta — mi chiedo cosa mai avrebbe provocato la pubblicazione di tale opera nei confronti dell’opinione pubblica. Qualcuno potrebbe citarmi l’esempio delle sfumature, ma su di esse abbiamo già espresso il nostro giudizio. Evitiamo di ripeterci all’ennesima potenza su un fenomeno che è stato indagato sotto molteplici aspetti, da quelle psicologico a quello sociologico. Chiunque si è scomodato pur di esprimere la sua opinione in merito alla serie di libri, al film e a quello che ne è conseguito. Ho pensato …

Tu, quoque, Ungheria, fili mi!

Oggi devo farvi una confessione: in tutta la mia vita ho sempre provato un po’ di noia ogni volta in cui si trattavano argomenti di tipo storico. È una mia pecca, lo so. Sono consapevole del fatto che la storia sia importante, perché è la base del nostro presente e di conseguenza inevitabile per costruire il nostro futuro. Ma è anche vero che non sono una di quelle persone che impazziscono per il canale Rai Storia. Detto questo, parto col parlarvi di un argomento che tra una decina d’anni sarà annoverato di sicuro nella cronologia della storia contemporanea. Ribadisco che non avrei le competenze adatte per trattare questo genere di tematica, ma ci sono degli avvenimenti che hanno risvegliato in me una perplessità tale da spingermi a scrivere qualcosa. Mi riferisco ai massicci flussi migratori che si stanno verificando in questo periodo, e più precisamente al frangente in cui l’Ungheria ha chiuso le frontiere e impedito ai profughi di passare sul suo suolo. Ma come? Se torniamo indietro nel tempo, fino al 1956, ci rendiamo conto dell’enorme …

I fumetti sono roba da bambini?

In Italia c’è la convinzione diffusa che i fumetti siano roba da bambini. Molto probabilmente è il disegno che inganna, infatti le cose non stanno proprio così se riflettiamo più attentamente sui contenuti. Prendiamo come riferimento un fumetto classico: I Peanuts. Charles M. Schulz (1922–2000) Storia breve: I Peanuts sono un gruppo di personaggi usciti dalla matita di Charles Monroe Schultz, fumettista statunitense che ogni giorno per cinquant’anni (dal 1950 al 2000) ha pubblicato una striscia quotidiana. Riferito in questi termini può apparire banale e approssimativo, eppure proprio nell’approssimazione sta il concetto di base di questo fumetto. Infatti “Peanuts”, noccioline, sta a indicare proprio le piccole cose, le sciocchezze. Insomma, questo gruppo di bambini capitanato da Charlie Brown si ritrova a vivere la quotidianità illustrata nelle strip. Se ci rifacciamo a un’interpretazione semplicistica, allora le storie di Schultz possono anche sembrare divertenti, ma la semplicità è per chi non vuole andarsi a cacciare nella profondità e a noi non sta bene. Stando a un’analisi dettagliata dei personaggi che compongono il gruppetto di bambini giungiamo a conclusioni diverse. Charlie Brown, …

The quick brown fox jumps over the lazy dog — Cos’è un pangramma?

Avete mai pensato all’alfabeto come all’insieme delle note musicali? Ecco, sono sempre le stesse, eppure cambiandone l’ordine, acquisiscono una propria armonia trasmettendo un numero di concetti potenzialmente infiniti e sempre diversi tra loro. Una delle meraviglie su cui sono inciampata da poco è il pangramma. Come sarebbe a dire cos’è un pangramma? Il pangramma (dal greco “tutte le lettere”) è quella frase di senso compiuto che racchiude tutte le lettere dell’alfabeto, a volte ripetendo lettere già presenti. Se volessimo invece parlare di un pangramma senza ripetizioni di lettere avremmo un pangramma eteroletterale, tipo quello creato da Umberto Eco negli anni Ottanta: “Tv? Quiz, Br, Flm, Dc… Oh, spenga!”. Il più noto è “the quick brown fox jumped on a lazy dog”, che racchiude le 26 lettere dell’alfabeto anglofono. Spesso usato per testare graficamente nuovi font, le tastiere, delle nuove tecniche di stampa o anche nelle comunicazioni radio per verificare la corretta sintonizzazione tra mittente e destinatario. Mario Sica (noto dirigente degli Scout di Baden — Powell), ne tradusse il significato in italiano per testare la conoscenza dell’ alfabeto Morse tra i …