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Fargo I: Il riscatto dell’antieroe borghese

fargo I

«Avrebbe scrollato le spalle se gli avessero detto che la sua vita sarebbe cambiata di punto in bianco.» Georges Simenon Quanto sarà alto Lester Nygaard? Più o meno quanto il suo spessore morale o la sua fortuna nel farla franca. Un metro e cinquanta circa. Né troppo, né troppo poco, una statura media. Come medio è il personaggio che incarna, come nei limiti della medietà risiede la sua grandezza nel diventare, velocemente, assassino. Uno che era solamente assicuratore. La vicenda mi ha ricordato tanto un libro che non mi è piaciuto molto o che non mi è piaciuto quanto Fargo: L’uomo che guardava passare i treni, di Simenon, che racconta la storia di Kees Popinga, gentiluomo di Groninga, che da un giorno all’altro diviene ricercato in mezza Europa. Lester agisce più o meno secondo gli stessi meccanismi mentali e con la stessa cristallina lucidità. Ma non viene ricercato nell’immediato, perché di lui si comincia a sospettare tardi, perché lui è intoccabile dentro le mura della sua blanda quotidianità, dei suoi cortesi buongiorno e buonasera, dei …

Marina Abramović, The Cleaner – un’ambiziosa retrospettiva

Affinché di questa mostra ci rimanga non il fallace ricordo di una tela spaccata in testa all’artista, ma qualcosa di più. Probabilmente il gesto di Vaclav Pisvejc è molto più in linea al modus operandi dell’arte contemporanea di quanto si pensi. È un gesto antiaccademico, quasi di stampo dada, che ricorda in questo senso le vecchie avanguardie intenzionate a rovesciare un sistema, a svecchiare modelli ritenuti inefficaci, a reagire all’indifferenza di un mondo orientato su questioni “altre”, per cui l’arte veniva progressivamente radicata a un problema di importanza minore. L’arte, tuttavia, è riuscita nel tempo a ribellarsi contro certi modelli, costruendo a quei modelli, che riteneva mediocri, dei contraltari validi. Il sistema artistico è stato in grado di distaccarsi da una tradizione, creandone un’altra, edificando, non distruggendo. I gesti della Abramović, con o senza il compagno Ulay, sono stati sempre antiaccademici, rivoluzionari, stupefacenti. L’imprevisto che si insinua nelle nostre vite, la casualità che prende parte all’ordine delle cose, la partecipazione attiva di chi guarda che diventa un pedone spaesato che va a finire, non si …

“Sulla mia pelle”. Purché si guardi, purché se ne parli

[Una dis-guida non convenzionale sul dolore e sulla necessità di una dimensione collettiva, anche da soli] di Disguido Luciani (foto di Rosa Lacavalla) È un luogo speciale quello del Labàs di Bologna. Chi ha vissuto a Bologna lo sa. Un luogo speciale quando lotta per avere una casa per sé. È speciale quando la sua casa la offre. Ancora più speciale quando si fa cinema. E proietta, in barba a chiunque dica no (leggasi “case” di produzione e distribuzione, leggasi Netflix e Lucky Red), Sulla mia pelle, film di Alessio Cremonini sugli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, atteso, qui più che altrove, con aspettative incontrollate e grandi speranze. È un luogo speciale, il Labàs, una casa e una dimensione collettiva. Che tu lo voglia o no, accanto a te c’è una persona, che sia un tuo amico o uno sconosciuto, uno come te. E sicuramente da te diverso. Impegnato, proprio come te, a ritagliarsi il proprio spazio privato senza prescindere dall’altro. Senza prescindere da te.  È un luogo speciale. Dove ti senti parte …

Tutto un fatto di respiro

una dis-guida non convenzionale su “La forma dell’acqua” [di Disguido Luciani]   Love, love is a verb Love is a doing word Fearless on my breath Gentle impulsion Shakes me Makes me lighter Teardrop, Massive Attack, 1998   ‘Ma che c’ha poi di così speciale sto La forma dell’acqua?’ Chissà se ve lo siete chiesto anche voi uscendo dalla sala. Chissà se pure voi vi siete detti: ‘Bello oh, fatto bene, suggestivo, bella fotografia/bella colonna sonora (che tanto si dice sempre, lo dicono tutti, che in fondo non sbagli mai se lo dici). Emozionante oh. Fa pure un po’ piangere’. Eppure, forse c’è qualcosa di più. La storia è un classicone. C’è sta tipetta, non molto avvenente oh, ma c’ha la faccia simpatica. Non parla, è muta. È sempre di buon umore, un po’ sulle nuvole (forse per questo è sempre felice). Ha un lavoro un po’ alienante, ma non le pesa, forse perché sta in un posto figo, un posto di quelli dove succedono Cose. Cose di Stato, Cose militari, tipo sicurezza nazionale, tipo …

Questo pezzo è molto Tumbl

Avete mai provato a iscrivervi a un social network per poi pentirvene perché quello non fosse adatto alle vostre esigenze? L’iscrizione è sempre un procedimento piuttosto semplice e sbrigativo. Inserisci nome utente, e-mail ed eventuale password e attendi che il sistema del sito ti invii una mail di conferma per l’utilizzo del sito con tanto di benvenuto e convenevoli vari. Diverse volte mi sono iscritta a dei social network che non avrei mai più utilizzato nel tempo. So che è molto in voga tra i giovanissimi, ma Snapchat proprio non mi va giù. Lo trovo decisamente insulso, a meno che non si utilizzi per inviare foto senza veli, quelle che hanno accompagnato ed anche un po’ sostituito il famoso sexting. Altro social che ritengo inutile — non me ne vogliate -, è Twitter. Far rientrare dei contenuti nei solicentoquarantastramaledettissimicaratteri è un’impresa degna di chi possiede un’altissima capacità riassuntiva. E’ un social adatto alle news, alla condivisione veloce di link, foto e video vari. Dopo aver ripreso a scattare foto, mi venne in mente di aprire uno spazio personale su Tumblr per condividere …

I want you: breve storia di Casa di Ringhiera

Hai presente quando hai qualcosa tra le mani che si trascina stancamente? Provi in ogni modo a salvare il salvabile, ma quello che ti ritrovi davanti è fuffa e niente più. Casa di Ringhiera è un progetto partito a gennaio 2015, quando dopo una lunghissima discussione con Michele Nenna, abbiamo deciso di raccogliere in un contenitore tutto quello che ci piaceva e, soprattutto, di scriverne. È partita così un’avventura, cominciata da un post, quello che ha lanciato il sito, sulla fotografia di Henri Cartier-Bresson. Da quel primo post gli argomenti trattati hanno spaziato dalla letteratura, alla fotografia, dall’arte al cinema, dalle serie TV alla musica. Ciò che abbiamo sempre cercato di comunicare a chi ci segue è il vero concetto di casa di ringhiera, ovvero la condivisione di certi luoghi — non comuni, quelli mai — in cui potersi sentire sé stessi senza dover chiedere scusa a nessuno. In altre parole, Casa di Ringhiera è il posto in cui trovare ciò che vuoi, quando vuoi. Fondamentalmente è questo il motivo per cui abbiamo scelto questo nome. In più ci …

Nevrosi Ikea

Avrei dovuto scrivere un pezzo di attualità — che parolone — ma sono finito in una casa diversa da quelle che frequento di solito. Trascorrere metà della giornata lontano dalla mia, per me che sono un abituale sedentario che alterna periodi di stasi cronica a sconclusionati momenti di euforica tranquillità, mette addosso una strana sensazione di inadeguatezza. Tutto il resto sembra passarmi davanti agli occhi seguendo il solito ritmo indecente. In conclusione sono finito dietro una scrivania a sfogliare l’ultimo catalogo Ikea, quello da consegnare una volta giunti alle casse nell’apposito spazio. Beh, qualcuno l’ha praticamente rubato, altro che dimenticato in borsa. Il logo e l’immagine di copertina sono di colore verde, soggette alla gradazione delle varie tonalità presenti nella palette di riferimento. La scelta di questo layout sembra molto ricalcare le onde della moda del biologico, del concetto del più-naturale-possibile, del più-naturale-di-così-si-muore. La sorte del verde, un colore che si è visto associato, senza essere mai interpellato, ad una filosofia — se così vogliamo definirla — piuttosto che ad una strategia di marketing. Tutto sommato quelli di Ikea non avrebbero alcun bisogno …

Breve storia di un divano troppo grande

Nella mia camera tre metri per tre, avevo deciso di sistemare un divano a due piazze di fianco alla porta che permetteva di accedere al balcone. In quel periodo presi a guardare con attenzione tutte le inserzioni delle grandi catene di arredamento, Ikea per la maggiore. Quando trovavo qualcosa di bello incappavo spesso nel problema delle dimensioni. Troppo profondo, troppo largo e troppo alto. A me serviva un semplice divano che accogliesse comodamente i miei sessantacinque chili, consentendo loro di trovare una morbida superficie dove poter lasciarsi cadere con il resto del mio corpo. Pensavo già ai momenti in cui avrei letto un libro, visto un film o le prime sei puntate di una serie TV. Il primo divano che entrò nella mia camera era bianco, in finta pelle, preso non ricordo dove. Più che un due piazze era poco più largo di una caparbia poltrona. Lo schienale si spingeva su, dritto verso il collo, concedendoti la possibilità di lasciar cadere la testa nel vuoto che si creava alle sue spalle. L’euforia scaturita dalla comodità …

Sognando California

L’altro giorno ho scritto un racconto ambientato a Los Angeles. La protagonista aveva lasciato il sud Italia per la California. Niente, mi sono divertito un po’, come faccio di solito. Ho immaginato un appartamento di un posto in cui non sono mai stato — e in cui vorrei tanto andare, com’è normale che sia. Ho collegato i fili della mia immaginazione e mi sono lasciato trasportare in un luogo che non so nemmeno come profuma. Non c’è nulla su cui scherzare, gli odori sono importanti. Il resto l’hanno fatto i libri, la musica, i film e le serie TV che tanto mi hanno fatto perdere la testa per il made in USA. Los Angeles, l’acerrima nemica di New York. La città californiana dove fa caldo tutto l’anno, con tanto di Babbo Natale in costume da bagno, e si suda come se non ci fosse un domani. La rivalità tra i due simboli per antonomasia degli Stati Uniti è qualcosa che non si smette di respirare, anche nei momenti meno opportuni. Bret Easton Ellis ha provato ha gettare …

Pensavo fosse Hemingway e invece era Padre Pio

Ero in auto e tornavo dal centro commerciale. Per la strada non c’era chissà quale grossa presenza di automobilisti. In pieno sabato post pranzo non mi aspettavo di certo la strada deserta, eppure mi sbagliavo. Sarà che nel primo pomeriggio del fine settimana la maggior parte della gente preferisce fare altro invece di passare in rassegna gli scaffali di un ipermercato qualsiasi. Come sottofondo musicale c’era Father John Misty. Forse era proprio la sua When You’re Smiling and Astride Me a farci riflettere nel silenzio successivo alla confusione da luogo saturo d’aria ovattata. In un modo o nell’altro si deve pur uscire dal quel senso di nausea puntualmente provocato dal clima finto della mega struttura. Non so a cosa pensava la mia compagna di viaggio, ma io avevo i miei pensieri impegnati sulle montagne che ci affiancavano lungo il percorso — sono davvero pochi i chilometri che percorro ogni volta che vado al centro commerciale della mia zona. Il sole ci colpiva in pieno e noi non potevamo fare altro che approfittare della situazione per scaldarci un po’ attraverso …