Author: Mimma Rapicano

“L’UOMO DEI DADI” di Luke Rhinehart

“L’UOMO DEI DADI” di Luke Rhinehart di Mimma Rapicano

“La vita è un’isola di estasi in un oceano di noia e, dopo i trent’anni, è raro veder terra. Nel migliore dei casi vaghiamo da una smangiata striscia di sabbia a un’altra, ben presto assuefatti a ogni granello di sabbia che vediamo”. Caro lettore, se la tua vita è un’isola e il tuo oceano di noia non ti tormenta allora non leggere L’UOMO DEI DADI di Luke Rhinehart (pseudonimo di George Powers Cockcroft), questo romanzo non fa per te, potrebbe sconvolgerti. Passa oltre, cercati una lacrimevole storia d’amore con baci struggenti e passioni edulcorate, magari con un leggiadro finale di fiori profumati e spicciola felicità. Stai alla larga da L’UOMO DEI DADI perché la storia è tutta tormento, pensiero, follia e sesso senza inibizioni. Il dottor Luke Rhinehart (nome sia dell’autore che del personaggio del romanzo) è un affermato psichiatra newyorkese con studio a Manhattan, una moglie e due figli. Ha tutto ciò che un uomo nella sua posizione possa desiderare, eppure qualcosa lo affligge: “Il massimo che ero arrivato a sperare era di liberare …

ZONA DI TRANSITO

Racconti di Ringhiera - Zona di Transito - Mimma Rapicano

E a volte, credetemi, non vedere e non sentire è stata la mia salvezza.   Il giorno dura sempre di meno e il felice matrimonio estivo tra il sole, la luce e gli esseri umani sta per finire. Addio ai romantici tramonti, addio alle notti stellate e alle lunghe passeggiate sulla battigia. L’estate si spegne lentamente con grande dolore di chi si sente il figlio prescelto della bella stagione. In estate tutti sono alla ricerca della vacanza perfetta, le città sono invase da turisti chiassosi e improvvisati critici d’arte, comitive senza età migrano di spiaggia in spiaggia con corpi sconci e una felicità spicciola. Tutto questo fracasso estivo è solamente un’illusione per rendere più sopportabile la misera condizione degli esseri umani. Ma io sono strana, me lo ha detto anche il postino l’altro giorno perché mi sono rifiutata di accettare una lettera indirizzata alla mia vicina. Sono strana e trasandata da far paura e secca come uno scopettino, così dice mia madre ogni volta che passa a trovarmi. Le parole più cattive nella vita le …

“MELANCOLIA DELLA RESISTENZA” di László Krasznahorkai

MELANCOLIA DELLA RESISTENZA - László Krasznahorkai

Vorrei fare di certi romanzi il mio sacro monolite, poter ricordare a memoria ogni parola, ogni pensiero donato dallo scrittore all’umanità tutta. Ma la mia memoria è fragile, è debole e ciò che resta è una sensazione di inadeguatezza. MELANCOLIA DELLA RESISTENZA, dello scrittore ungherese László Krasznahorkai, è un romanzo che merita un posto speciale nell’Olimpo della Letteratura. Dopo averlo letto mi è venuta il folle desiderio di ricopiare i passaggi più intensi – e ne sono davvero tanti –, quelli che ho riletto più e più volte per la loro smisurata bellezza. È arte, mi sono detta, e dinanzi all’arte tutto il resto è inutile, superfluo. Il romanzo di László Krasznahorkai non è solamente la dolorosa metafora di un’invasione (l’Unione Sovietica che nel 1956 invase l’Ungheria) ma è lo specchio dentro cui si riflette la frustrazione e la disillusione di chi ha visto cancellata ogni certezza. Il bene e il male si fronteggiano, danzano con gli eventi, e ogni cosa è travolta dall’inevitabile crollo. MELANCOLIA DELLA RESISTENZA inizia con un lento viaggio in treno, …

AMARO

Ho fatto il muratore perché una mattina ho incontrato Gennaro. È stato un lavoro faticoso, ma un lavoro faticoso era quello che mi serviva. Le cose, certe volte, vanno proprio come devono andare. Inverno, poco prima dell’alba. Fumavo seduto su una panchina in una strada di periferia. Le periferie sono tutte uguali: ampi tappeti d’asfalto e caseggiati di nudo cemento simili a prigioni. In uno di quegli edifici da poco abitavo anche io e la notte uscivo per concedere l’ora d’aria ai mostri che tenevo dentro. La nebbia di quella mattina inghiottiva il flebile bagliore dei lampioni e la luce si fermava a mezz’aria lasciando la strada ancora al buio. A chi dormiva nei freddi e anonimi appartamenti non importava cosa accadeva di sotto. E di sotto accadeva di tutto. Dall’altro lato della strada intravedevo delle figure umane. Erano gli esili corpi dei ragazzi di colore che stavano lì ad aspettare. Chi cercava lavoratori che non si sarebbero lamentati della paga e della fatica poteva trovarli in quella parte della città. Gli extracomunitari sono la …

“L’OSPITE D’ONORE” di Joy Williams

Joy Williams, L'ospite d'Onore

«Aveva dei pensieri ma non li pensava. […] Domani, pensò. Meglio non dire niente di notte. Di notte le parole sono belve feroci.»  L’OSPITE D’ONORE è una voluminosa raccolta di racconti della scrittrice americana Joy Williams pubblicati per la prima volta in Italia dalle Edizioni Black Coffee, traduzione di Sara Reggiani e Leonardo Taiuti. La giovane e coraggiosa casa editrice fiorentina si dedica esclusivamente alla narrativa nordamericana contemporanea con autori tutti da scoprire. Joy Williams, classe 1944, già apprezzata da Raymond Carver, Don Delillo e Bret Easton Ellis, è stata consacrata da alcuni critici come l’erede letteraria di Anton Čechov e Flannery O’Connor. Con queste premesse, e con l’entusiasmo di molti lettori italiani, era una scoperta da non perdere, e io non l’ho persa. I racconti della Williams sono dirompenti, lo stile è lapidario e la narrazione scorre senza nessun abbellimento. La parola si fa storia e le storie, spesso crudeli, sono un’arma tra le mani dalla scrittrice. Chi entra in queste pagine scoprirà un’umanità alla deriva consapevole che non esiste salvezza o resurrezione. Nessun personaggio …

UNA GRANDIOSA SCONFITTA

di Mimma Rapicano “Un giorno felice è un giorno felice. Ce ne sono così pochi, in una vita. Godetevelo.” Richard Ford Essere malato significa dipendere dagli altri. Nessuno apprezza la libertà quando è sano. I sani passano il loro tempo altrove, reclusi nelle loro angosce in attesa di chissà cosa. Perché essere sani non vuol dire essere felici. La vera malattia, quella con un appropriato nome scientifico, costringe a calarsi nella realtà. Solo allora si comprende lo spreco e come sia stato facile rovinarsi la vita per dare un senso all’infelicità. Da cinque anni sono inchiodata in un letto d’ospedale come cristo in croce, una malattia degenerativa, hanno sentenziato i medici. Gesti semplici come bere un bicchiere d’acqua, defecare in santa pace seduta sulla tazza del cesso leggendo un libro o scaccolarmi il naso in maniera libidinosa sono ora impossibili. Ho sempre bisogno di assistenza. Una persona governa le mie azioni quotidiane, mi pulisce e mi lava il culo, mi nutre, mi veste. La mia intimità non esiste più. Ho pianto, ho imprecato ma la …