Author: Mariateresa Pazienza

Our Summer of Love – Il ritorno

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Torniamo a Casa di Ringhiera dalla nostra Summer of Love con una valigia piena di sensazioni e nuove idee. Esattamente un anno fa Casa di Ringhiera cominciava il suo processo di cambiamento radicale. In tre anni ne sono successe di avventure. Ne abbiamo parlato con gente che conosce i processi creativi. Casa di Ringhiera nei suoi pochi ma intensi anni di vita ha superato diversi down, abbandoni e momenti di crisi da cui ne esce ogni volta un po’ più forte. In estate, noi che abbiamo la residenza in Casa, abbiamo girovagato in modo instancabile ed estenuante. Abbiamo respirato albe e tramonti, ci siamo ubriacati di birra e bellezza, ci siamo tuffati in fuochi ardenti e onde spaventose e meravigliose. Ci siamo scambiati la pelle, i drink, i numeri di telefono e tutto con una semplicità che dopo il 1° settembre sembra essere svanita nel vento e nella pioggia autunnale. Il risveglio da quella che, prima di chiudere per ferie, abbiamo inconsapevolmente definito Our Summer of Love, è stato quasi in slow-motion, quasi in preda a …

Conrad Roset: forze e debolezze dell’acquerello

Quando ero alle scuole medie c’era questo professore antipatico di educazione artistica. Ogni giorno veniva in classe e diceva: aprite il libro a pagina tot. mettendoci davanti un opera qualsiasi. Van Gogh, Picasso, Manet, De Chirico, Dalì. Ero sempre nella disperazione più totale. Nei confronti del disegno artistico ho sempre nutrito un profondo rigetto. Tant’è che quand’ero piccola disegnavo le teste di forma quadrata. Mi mancava la passione per l’estetica, la voglia di prendere in mano una matita e disegnare a mano libera. Negli anni le cose non sono affatto cambiate. Tuttora se ho una matita o una penna tra le dita non sento la spinta, quella voglia che si prova verso le linee libere che costruiscono volti, paesaggi o composizioni astratte. Preferisco la scrittura. Trovo più affascinante mettere in bella mostra la mia grafia, piuttosto che gli sgorbi che mi obbligava a disegnare il mio professore di educazione artistica. Una cosa in particolare però, tra i diversi fallimenti artistici, mi riusciva piuttosto bene. Gli acquerelli. Mi piaceva più di tutto che la quantità d’acqua …

I want you: breve storia di Casa di Ringhiera

Hai presente quando hai qualcosa tra le mani che si trascina stancamente? Provi in ogni modo a salvare il salvabile, ma quello che ti ritrovi davanti è fuffa e niente più. Casa di Ringhiera è un progetto partito a gennaio 2015, quando dopo una lunghissima discussione con Michele Nenna, abbiamo deciso di raccogliere in un contenitore tutto quello che ci piaceva e, soprattutto, di scriverne. È partita così un’avventura, cominciata da un post, quello che ha lanciato il sito, sulla fotografia di Henri Cartier-Bresson. Da quel primo post gli argomenti trattati hanno spaziato dalla letteratura, alla fotografia, dall’arte al cinema, dalle serie TV alla musica. Ciò che abbiamo sempre cercato di comunicare a chi ci segue è il vero concetto di casa di ringhiera, ovvero la condivisione di certi luoghi — non comuni, quelli mai — in cui potersi sentire sé stessi senza dover chiedere scusa a nessuno. In altre parole, Casa di Ringhiera è il posto in cui trovare ciò che vuoi, quando vuoi. Fondamentalmente è questo il motivo per cui abbiamo scelto questo nome. In più ci …

Ho passato la vigilia di Natale con Carver

Ognuno di noi ha un approccio diverso nei confronti dell’arte. E’ un po’ lo stesso rapporto che abbiamo col cibo. Conosco gente che definirei bulimica rispetto all’arte. Ne inghiottono così tanta quasi da star male. E dopo, irrimediabilmente, si ficcano due dita in gola e la vomitano tutta. Poi ci sono gli anoressici: dosano le razioni accuratamente. Ho sentito dire in un telefilm «papà contava i cereali che metteva nel latte». Sì, calcolare le razioni è proprio un tratto distintivo di chi vuole tenere sotto controllo delle cose in modo ossessivo. Ma si può parlare di disturbi simili a quelli alimentari per quanto riguarda l’arte? Mi viene in mente una consuetudine condivisa da molti, me compresa. Quando sento diverse persone tessere le lodi di un’artista — non me ne vogliate — mi risulta molto facile che quest’ultimo mi stia terribilmente antipatico. È successo con uno scrittore che poi ho rimpianto di aver scoperto così tardi nella mia vita: Raymond Carver. Tutte le volte in cui ho letto commenti fin troppo positivi da parte di gente sparsa per il mondo — «oh, è così carveriano!» — ho pensato …

Father John Misty vs. Josh Tillman: incontri che cambiano le prospettive

Ad oggi, 29 dicembre 2015, sarete sicuramente tutti (o quasi) impegnati nei preparativi per il vostro Capodanno. Che lo passiate in famiglia o altrove, prendetevi un paio di minuti per staccare dal delirio delle festività. Conoscete Father John Misty, aka Josh Tillman, no? Bene. Ho ascoltato e riascoltato The Night Josh Tillman Came To Our Apt. ed ho guardato e riguardato il video del brano, trovandolo poesia pura. Pare che nel videoclip Father John Misty e Tillman si incontrino per caso in un caratteristico bar americano. I due si ritrovano a chiacchierare al bancone come due perfetti sconosciuti. Cominciando a bere insieme. Questo è il preambolo di una serata di baldoria che prosegue in casa di John, tra cocaina e tuffi in piscina. La bellezza poi arriva nel momento in cui John e Josh si baciano e fanno l’amore. Ma ci pensate? Baciare sé stessi? Ha un significato molto profondo. Svegliarsi il mattino successivo, da soli nel letto, come nel miglior copione americano. Ripercorrere con la mente i frame della notte precedente. Accorgersi del mal di testa dovuto a quello …

Troppo piccolo per correre, di Merritt Tierce

Troppo piccolo per correre è un racconto di Merritt Tierce, scrittrice uscita da poco in Italia con il romanzo Carne viva per Edizioni Surtradotto da Martina Testa. Il racconto è apparso sul magazine PANKnel dicembre del 2010. Di seguito trovate una traduzione di Mariateresa Pazienza. K sta per Kavanagh e Kay, che sono rispettivamente il nome e il cognome del mio ultimo amico offline. Anche mia nonna, che ebbe due figli prima dell’invenzione del transistor, ha un account AOL¹. Mia zia deve controllare le e-mail della nonna perché ha 85 anni e, nonostante cammini col bastone e si muova ancora con la sua Buick LeSabre per andare in chiesa, non riceve tutto lo spam che invece ci ritroviamo noi che siamo sempre connessi, che sappiamo di non dover rispondere. Kay paga le sue bollette con un francobollo e fa dei viaggi in macchina con un atlante di Rand McNally del ’92 comprato per un quarto di dollaro a una vendita di oggetti usati nel ’99. A volte non so dove sia, altre volte è con me. Ecco perché gli voglio bene. Io …

La fotografia come arte — Intervista a Lobbiaz

Di recente ho provato l’irresistibile impulso di avvicinarmi al mondo della fotografia istantanea. Ho acquistato una Polaroid 636 (non è pubblicità occulta, vero?) e aspetto solo di averla tra le mani per cominciare a sperimentare. Le istantanee hanno un fascino completamente diverso dalla fotografia digitale. La sensazione che si prova nel sentire fisicamente la pellicola e ciò che viene scritto su con la luce, è quasi una magia. Pensate a quanto sia bello scattare una fotografia e vederla uscire direttamente dalla macchinetta. Guardare il risultato ottenuto su uno schermo digitale non è esattamente la stessa cosa. Ho conosciuto il lavoro di Lobbiaz quasi per caso. Lui è un fotografo francese che predilige la fotografia analogica, ma utilizza anche il formato digitale. E’ poliglotta, scatta bellissime istantanee ed ha all’attivo diversi progetti — che potete ammirare e acquistare, se volete, sul suo sito. Ma a me non bastava, perciò presa dalla curiosità ho deciso di fargli alcune domande. Lobbiaz ha accettato di rispondere e ne è venuta fuori una bellissima chiacchierata — in videochiamata, su Facebook, in un martedì di …

Sicurezza — di Mary Miller

Il romanzo d’esordio di Mary Miller si intitola Last days of California, tradotto da Sara Reggiani e pubblicato da Edizioni Clichy nella nuova collana Black Coffee. Sicurezza è un racconto apparso nel 2012 su Tin House. L’ha tradotto per noi Mariateresa Pazienza. Lui prepara la cena mentre io sto seduta al tavolino e lo guardo. Vive in un appartamento con altre tre persone, un cane, un ammasso di concime e diversi bidoni per la raccolta differenziata. Appendono i loro vestiti a una corda per asciugarli e mangiano un sacco di quinoa. E’ il genere di posto in cui mi piace stare. Ci sono un sacco di luci accese, mobili vecchi e un cane in comune. Lui mette le tortillas sul fornello. “Due?”, chiede lui. “Una”, gli dico. “Ho pranzato tardi.” “Non mi permetti mai di nutrirti”, mi dice. Indossa vestiti attillati che lo fanno sembrare un ragazzino. O forse è il suo taglio di capelli. Le sue lunghe ciocche sono in una busta nella sua camera. Continua a chiedermi di andarci, di toccarle, di sentire quanto siano disgustosi i capelli quando non sono …

Mi sono decisa ad ascoltare i Blonde Redhead

Quando scopro musica nuova tendo ad ascoltarla in modo ossessivo. Questo è successo anche con una band che è tutto fuorché una novità. Loro sono attivi dal ’93. Di anni allora ne avevo quattro e prima di decidermi ad ascoltare i Blonde Redhead ne sono passati ben ventidue. Il primo brano che ho ascoltato è stato 23, pezzo di apertura dell’omonimo album uscito nel 2007. La voce di Kazu Makino sembra quanto ci sia di più simile a quella di una donna gatto. I riff, i tempi della batteria, i giri di basso, sono raffinati. E anche quando i suoni sono più sporchi e rock, hanno sempre un sound elegante e nitido. La band newyorkese però è per metà italiana e per metà giapponese. I gemelli milanesi Amedeo e Simone Pace, e le giapponesi Kazu Makino e Maki Takahashi, erano la formazione di partenza. Dopo l’uscita dalla band della Takahashi, tra l’altro molto presto, i restanti componenti decidono di continuare come trio. I primi album sono molto più psichedelici, rozzi, quasi hardcore. Se ascoltate In An Expression of the Inexpressible, presente nell’omonimo …

Intervista a Greg Gonzales dei Cigarettes After Sex

di Mariateresa Pazienza Vi è mai capitato di ascoltare per caso un artista o una band e di innamorarvene perdutamente? Giovedì scorso sono stata a una tattoo convention ed è stato un bel pomeriggio che ho trascorso tra amici, musica e tatuaggi. Quando sono uscita dall’evento pioveva a dirotto. Mi sono infilata velocemente in macchina e sono tornata a casa. Ho trovato in un post di Repubblica XL su Facebook Nothing’s Gonna Hurt You Baby dei Cigarettes After Sex. Quel basso iniziale, la voce del cantante (in principio ho pensato fosse una voce femminile), il mood del pezzo, tutto mi ha lasciata imbambolata. Come quando vi innamorate. Conoscete la sensazione, no? Il vuoto allo stomaco, quella mancanza continua di fiato, il sorriso sciocco che si disegna sul volto. Sì, insomma mi avevano colpito in modo particolare. E quella sensazione mi era mancata per un po’. Ho cercato altri brani da ascoltare e ne ho trovati ben pochi. I Cigarettes After Sex hanno pubblicato un EP di quattro brani nel 2012 e un singolo a giugno 2015. I ragazzi non sembrano …