Author: Lulu Withheld

fujifilm superia 800 [keyframe *20042002]

Ho 24 anni. È notte. Sera tardi, molto tardi. Che esco dal locale a concerto, quasi, finito. Un concerto dei Sol Invictus o dei ‪Death in June‬, non riesco a ricordare. Esco. La pioggia di aprile mi si riversa addosso come una nemica. Illumina l’asfalto di riflessi cyano. I miei stivali attraversano pozzanghere territori regioni. Io attraverso strade, grandi, a doppia corsia. Mi vedo attraversarle, sotto la pioggia. Lo trovo persino poetico. In questo momento.  Raggiungo la cabina telefonica dall’altro lato delle carreggiate. Non ho più credito per chiamare dal cellulare, né per rispondere ai messaggi. Così chiamo Leo dalla cabina. Risponde subito. Dice «Tra mezz’ora sono da te. Nel tragitto parlami che volo in autostrada». Ti parlo finché durano le monete Leo-dalla-bella-voce. La voce. Cazzo.  Le amiche mi chiedevano mi hanno sempre chiesto «Ma cos’è la prima cosa che guardi in un ragazzo in un uomo?» E io rispondevo ho sempre risposto «Le spalle, la voce. Le spalle larghe almeno quanto le mie, la voce bassa distante profonda capace di farmi trattenere il respiro». …

French Wine – mi sono fatta un giro tra le foto di Alessandro Vullo

French Wine è un documentario che racconta la vita di un gruppo di lavoratori stagionali durante il periodo dei raccolti e della vendemmia nel Sud Ovest della Francia.  Ho con me due fotocamere, una Mamiya 645 con Kodak Portra 400 e fuji proH 400 e una Nikon FM con Fuji Superia 200 e 400. Alla fine dello scorso Agosto mi reco ad Agen, una cittadina situata 100 km a nord di Tolouse, dove un amico mi introduce nella comunità anarchica di Bon Encontre.  Da qui parte il mio viaggio, prima attraverso la valle del Lot, poi nella regione di Bordeaux, fino alle spiagge dell’Oceano Atlantico.  Il gruppo è eterogeneo: Italiani, Spagnoli, Francesi, Punk dalla repubblica Ceca, persino qualche Sudamericano. Gente di ogni età, in gruppo o solitari, veterani o alla prima esperienza. Ho vissuto e lavorato con loro. Abbiamo condiviso la fatica, il cibo, il fuoco e il vino. Mi sono guadagnato la fiducia di queste persone, diventando parte della quotidianità della loro famiglia allargata, della loro tribù. In questo mondo Libertà e Sacrificio sono indissolubilmente …

7500 gradi Kelvin

lulu withheld - 7500 gradi Kelvin - di quando (non) ho incontrato Baricco

[di Lulù Withheld] La luce blu della neve. Un 7500/8000 K. Io sono all’interno. Un posto caldo. Di legno chiaro. E divani bianchi. Molto Maisons du Monde. Sono a un evento, una delle lectures di un noto scrittore. C’è lui che parla di Beethoven. Parla della Nona. Parla di Leopardi. Legge l’Infinito e sono certa di essermi bagnata sul Naufragar m’è dolce in questo mare pronunciato da lui. Con quella cantilena torinese. Mezza terrona, quella pronuncia. Le aperture delle vocali. Lunghe. Sinuose. Che tornano su quando chiudono la parola. Dice, poi lo ripete E il naufragar m’è dolce in questo mare. Cazzo. La lettura poi termina e io cerco di defilarmi per andare a fumare. Prendo un calice di vino rosso, che io non lo bevo neanche il rosso. Ma il bianco con le bollicine è ancora caldo, praticamente imbevibile. Così ripiego sul rosso. Mi fermo a rollare appoggiandomi al muro del corridoio dell’uscita di sicurezza. Poggio il calice per terra e mi accovaccio. Ché è più facile rullare da seduti che non in piedi. …

Later! [Chiamami col tuo nome]

Timothée Chamalet, Armie Hammer - Call Me by Your Name

[di Lulù Withheld]   Maybe Later.  Dopo, forse.    Chiamami col tuo nome – Call Me by Your Name, film di Luca Guadagnino, è un racconto sensuale e trascendente sul primo amore, basato sul famoso romanzo di André Aciman. È l’estate del 1983 in un luogo imprecisato del nel nord dell’Italia. Elio (Timothée Chalamet), un precoce diciassettenne di origine ebraica, vive con i genitori nella loro villa seicentesca, passando il tempo a trascrivere e suonare musica classica, leggere, e flirtare con la sua amica Marzia (Esther Garrel). Un giorno, arriva Oliver (Armie Hammer) un affascinante studente americano di ventiquattro anni, che il padre di Elio ospita per aiutarlo a completare la sua tesi di dottorato. In un ambiente splendido e soleggiato, Elio e Oliver scoprono la bellezza della nascita del desiderio, nel corso di un’estate che cambierà per sempre le loro vite.       Il film di Guadagnino, come lo stesso romanzo di Aciman, parte lento, in sordina. Esita. Come esita Elio. Come esita Oliver. Il pensiero adolescenziale che si avvolge a spirale su …

[Skate or Die] – Mi sono fatta un giro tra le foto di Alexander Gonzales Delgado

Skate or Die.   E così, improvvisamente, sono seduta sulla panca dell’Happy Days. Sono gli anni ’90. Estate. Ho qualcosa come tredici o quattordici anni. Ho le Converse nere poggiate sul grip di una tavola verde fluo con teschio nero e minuscoli fiorellini bianchi, della Vision. Skateboard sul quale ho investito tutti i miei risparmi in anni di comunioni cresime e compleanni.     Léon, Chix e Fabio stanno facendo le loro acrobazie, saltando sulle gradinate della piazzetta. Io me ne sto lì ferma, a guardarli andare su e giù. Quello che vorrei, più di ogni altra cosa vorrei, è andare da loro e dirgli quanto mi piacerebbe fare qualche trick insieme. Ma invece, invece, sono inchiodata dalla timidezza, mentre fingo di divertirmi a guardare. Guardare e basta.     Poi ecco. Léon che scivola rovinando accanto a me. Un sorriso da parte mia. Una risata di rimando da parte sua. Lui che mi allunga la mano, vuole che l’aiuti a rialzarsi. E così faccio. Il cuore a mille. Lui che si guarda il ginocchio …

Out of the Blue

  Mi infilo nella sua doccia mi lavo il collo le mani il torace le gambe e l’acqua fredda mischiata al sudore del contatto diverso mischiato all’odore senza odore dell’acqua fredda ghiacciata l’acqua ghiacciata sul corpo come nei pensieri paradossale metafora per uccidere il pensiero che non voglio averlo più questo pensiero. Di amore. Di niente. Un Assedio qui nel bagno che devo sempre avere delle foto per avere la certezza dell’accadimento. Di questo. Di questa decisione di uccidere il pensiero. Sciocco. Labile. Da idiota. Le lacrime le lascio camuffare all’acqua che viene giù. Il freddo. È uguale. E fuori dalla doccia stendo le braccia e lascio cadere l’asciugamano che copriva coprire non posso non voglio il mio sesso un pezzo di libertà o qualcosa di simile. Scatto.   La rappresentazione. Penso. Il pensiero. Piango. Lacrime bianche sperma del pensiero che non si uccide in un pomeriggio sotto la doccia che non si uccide neanche nel tempo a venire che non si uccide perché non voglio forse alla fine ucciderlo. Che io cazzo sono chiusa …

This is a Lie.

But this isn’t truth this isn’t right This isn’t love this isn’t life this isn’t real This is a lie Qualche anno fa un carissimo amico mi ha regalato, durante una delle nostre notti, un libro di fotografie di Dave McKean (illustratore e artista geniale, nonché collaboratore storico di Neil Gaiman). Il titolo del librino è Black and White Lies. Io e il mio carissimo amico ce ne siamo detti di bugie. Senza motivo alcuno, a ripensarci oggi. Ma nelle storie a due non si può mai sapere dove finiscono le verità e dove cominciano le menzogne. Il confine labile delle cose, sempre. A definire. L’ho riaperto oggi quel libro a proposito di LIES. E di botto mi sono venute in mente un po’ di cose. Tipo che dopo avere mentito occorre buona memoria. Oppure che da ragazzina ho mentito circa un tipo bellissimo che avrei limonato seduta stante e invece mi sono ritrovata a essere oggetto di desiderio di buona parte della frangia gaia del liceo. Che ho raccontato a mia madre che ero …