Author: disguido

“Sulla mia pelle”. Purché si guardi, purché se ne parli

[Una dis-guida non convenzionale sul dolore e sulla necessità di una dimensione collettiva, anche da soli] di Disguido Luciani (foto di Rosa Lacavalla) È un luogo speciale quello del Labàs di Bologna. Chi ha vissuto a Bologna lo sa. Un luogo speciale quando lotta per avere una casa per sé. È speciale quando la sua casa la offre. Ancora più speciale quando si fa cinema. E proietta, in barba a chiunque dica no (leggasi “case” di produzione e distribuzione, leggasi Netflix e Lucky Red), Sulla mia pelle, film di Alessio Cremonini sugli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, atteso, qui più che altrove, con aspettative incontrollate e grandi speranze. È un luogo speciale, il Labàs, una casa e una dimensione collettiva. Che tu lo voglia o no, accanto a te c’è una persona, che sia un tuo amico o uno sconosciuto, uno come te. E sicuramente da te diverso. Impegnato, proprio come te, a ritagliarsi il proprio spazio privato senza prescindere dall’altro. Senza prescindere da te.  È un luogo speciale. Dove ti senti parte …

Tutto un fatto di respiro

una dis-guida non convenzionale su “La forma dell’acqua” [di Disguido Luciani]   Love, love is a verb Love is a doing word Fearless on my breath Gentle impulsion Shakes me Makes me lighter Teardrop, Massive Attack, 1998   ‘Ma che c’ha poi di così speciale sto La forma dell’acqua?’ Chissà se ve lo siete chiesto anche voi uscendo dalla sala. Chissà se pure voi vi siete detti: ‘Bello oh, fatto bene, suggestivo, bella fotografia/bella colonna sonora (che tanto si dice sempre, lo dicono tutti, che in fondo non sbagli mai se lo dici). Emozionante oh. Fa pure un po’ piangere’. Eppure, forse c’è qualcosa di più. La storia è un classicone. C’è sta tipetta, non molto avvenente oh, ma c’ha la faccia simpatica. Non parla, è muta. È sempre di buon umore, un po’ sulle nuvole (forse per questo è sempre felice). Ha un lavoro un po’ alienante, ma non le pesa, forse perché sta in un posto figo, un posto di quelli dove succedono Cose. Cose di Stato, Cose militari, tipo sicurezza nazionale, tipo …

Ista é Lisboa. E non si traduce

Una dis-guida non convenzionale [di Disguido Luciani foto di Rosa Lacavalla] Si va lenti, ma tanto lenti, a Lisbona, così tanto che dopo qualche accelerata casuale per superare la vecchina di turno, e qualche smadonnata di troppo, quasi ti abitui. Deponi la fretta, l’ansia. Deponi pure la velocità. E, sì, va bene, tudo bem: vai lento anche tu. E, così, velocemente, impari ad andare lento, impari il ritmo lento di Lisbona. Impari ad aspettare minuti davanti a casse vuote e cassieri assenti, ma sai che sarai ricompensato. Perché quella cassa vuota sarà riempita da un ingombrante sorriso a mille denti del cassiere fino ad un attimo prima assente. E quando qualcuno urlerà obrigado, un semplice “grazie”, gli altri attorno a lui, ma tutti gli altri, coinvolti o meno da quel grazie, risponderanno allo stesso modo. E partirà una ola di obrigado, un coro di voci con accenti diversi. E sorrisi. I più ampi che io abbia mai visto. Come il cielo sopra la città con l’acqua in basso a fargli da specchio. Che, vero o …